Uno dei testi più poetici di Tiziano Scarpa

Dopo aver vinto il Premio come Miglior Attore al Roma Fringe Festival, Silvio Barbiero, già finalista finalista nel 2011 del Premio Off dello Stabile del Veneto, torna a Roma con Groppi d'amore nella scuraglia di Tiziano Scarpa, al Doppio Teatro dal 5 all'8 febbraio 2015.

In tournèe dal 2011, l'attore padovano interpreta uno dei testi più poetici di Tiziano Scarpa. Unico attore sul un palco libero da elementi scenici, Silvio Barbiero dà vita ad un'ora di spettacolo puntando tutto sulla parola. Groppi d'amore nella scuraglia, infatti, è un racconto in versi che, attraverso una lingua inventata, descrive un percorso di rinascita e di redenzione. Questo linguaggio fatto di parole stravaganti, bizzarre, onomatopeiche ed evocative, deforma il nostro immaginario e i corpi dei protagonisti divengono archetipi grotteschi di un mondo in sfacelo. Una storia ricca di ingredienti narrativi, che non manca di sorprendere per l’originalità delle soluzioni messe in atto. Lo spettatore si trova così immerso in una dimensione fatta di suoni antichi ma pur sempre riconoscibili, di immagini e musiche che creano un’atmosfera naïf, tracciata con pennellate severe e marcate. Immagini che richiamano l'immaginario di Bosch raccontando la storia di Scatorchio e del suo amore per Sirocchia in un paese sommerso dai rifiuti. I personaggi di cui si racconta compaiono sulla scena, grazie alle brillanti capacità attoriali di Barbiero: il sindaco, la vedova Capecchia, Sirocchia, il popolo e ancora, la storia del ripetitore, l'amore di Scatorchio per Sirocchia che gli preferisce il rivale Cicerchio, la discarica che fa fuggire tutti i cittadini. Un turbinio di immagini e personaggi inventati che fa tornare bambini e riassaporare quella curiosità gioiosa e inebriante di quando si ascoltava la favola più bella.

Groppi d'amore nella scuraglia

di Tiziano Scarpa

con Silvio Barbiero

scene di Paolo Bandiera

costumi di Anna Cavaliere

foto di scena e locandina di Fabrizio Caperchi

musiche di Sergio Marchesini e Debora Petrina

regia di Marco Caldiron

ufficio stampa Rocchina Ceglia


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