La vita di Palmiro, il suo peccato, la sua attesa

Massimo Verdastro, in equilibrio tra parole e musica e con la delicatezza del grande attore, svela, nel monologo, la vita di Palmiro, il suo peccato, la sua attesa.

Una prova d’attore impegnativa dove l’interprete, supportato da una colonna sonora suonata dal vivo, costruisce nei sessanta minuti de “I funerali di Togliatti” un forte rapporto col pubblico in un rigoroso quanto assordante silenzio.

Un dolore alla mano. Inizia così il racconto di Palmiro, un uomo dai modi distinti, attorno a lui delle vecchie riviste, almanacchi del Pci degli anni settanta. Un racconto sconnesso di una persona sola che ruota attorno al suicidio di una donna, suicidio a cui Palmiro e tutto il quartiere hanno assistito. Palmiro, chiuso nel suo appartamento, un appartamento sperso tra i tanti di una città senza nome, inizia una sorta di viaggio a ritroso fino alla propria gioventù e a uno stupro mai confessato compiuto da un gruppo di adolescenti ai danni di una coetanea.

I funerali di Togliatti è un racconto che parla di campagne dove i palazzi INA-casa del piano Fanfani precipitarono tra la fine degli anni ‘50 e gli inizi degli anni ’60 e parla di un mondo e di un Italia che sembra non esistere più, con le sue aspirazioni, le sue lotte per l’emancipazione ma anche con le sue credenze e la sua morale bigotta.

“Premio Autori Italiani 2012” della rivista Sipario. Menzione speciale monologhi per “I funerali di Togliatti


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