Care presenze, allegri fantasmi. Due coppie rivivono l’intreccio delle loro storie d’amore. Basta l’ascolto de “I Lieder di Schumann” a far partire il racconto del matrimonio di un pianista Edoardo (eterno bambino), nel suo momento di “fama” e della sua compagna Carla. Una coppietta modello, se non ci fossero problemi di talamo: preso dal suo narcisismo d’artista, lui tende a defilarsi. A riscaldare l’atmosfera provvede l’altra coppia non ancora coniugata.
Una cena galeotta rivissuta più volte dai punti di vista degli interpreti al fine di capire “se, dove e quando” è scattata la scintilla di quelle “affinità elettive” che fanno diventare un incontro… “L’incontro”.
Reciproche attrazioni galeotte, lei si chiama Ottilia e fa la cantante lirica, e con il pianista va subito per prati. Da parte sua il fidanzato, il Professore di lettere, imbranatissimo, si innamora, non ricambiato, della moglie del rivale.
Il nucleo della vicenda procede per salti temporali, con un continuo alternarsi tra il passato narrato e il presente della narrazione ma soprattutto con una sovrapposizione di ruoli e di codici, con finale a sorpresa.
È una commedia che parla della perdita dell’amore e del suo ritrovamento. Due coppie, apparentemente felici, che scoprono invece la crisi del loro rapporto e l’affievolirsi del desiderio; il loro incontro rivitalizzerà sentimenti che sembravano sopiti. Una cena galeotta darà inizio ad una girandola di tradimenti veri o solo desiderati, che porteranno le due coppie sull’orlo dello sgretolamento, ma allo stesso tempo riallaccerà i legami, rendendoli più forti, rinnovati.
Con questo testo Giancarlo Loffarelli ha ricevuto il premio quale miglior autore alla Terza Rassegna Nazionale di Drammaturgia emergente organizzata dall’Associazione Culturale Marte 2010 presso il Teatro Tordinona (Roma, marzo 1999 Presidente di Giuria Aldo Nicolaj) il Premio Fondi La Pastora di Teatro “Giovani Protagonisti” (Terracina 1999) e una menzione speciale a Napoli drammaturgia in Festival (Napoli, giugno 2001, Presidente Giuria Manlio Santarelli).
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