La storia della canzone di un amore che abbatte le pareti di una stanza

Il cielo in una stanza, scritta da Gino Paoli e interpretata di Mina nel 1960, è la canzone di un amore che abbatte le pareti di una stanza, il racconto di una storia comune, nata in un luogo intimo, privato, come la propria casa. Se però questa casa crolla, cosa resta del sogno romantico, cosa resta della giovane coppia che l'ha sognato e cosa diventa quel luogo che il crollo ha portato via?

Se quella che 'non ha più pareti ma alberi infiniti' è una stanza del 1960, allora sarà parte di un edificio degli anni immediatamente precedenti, quelli anni '50, magari a Napoli, in cui, proprio attraverso la costruzione e distruzione di case e parti di città, si avviava un processo di trasformazione sociale, secondo un piano regolatore delle esistenze che guardava al futuro e irrimediabilmente stravolgeva le identità conosciute. Partendo da fonti diaristiche e fatti di cronaca, dall'emigrazione in Svizzera alla speculazione edilizia, viste secondo le logiche dell'evocazione più che la cronologia degli eventi, il nostro racconto si struttura come una rivisitazione allucinata della classica commedia Eduardiana in tre atti e comincia proprio da qui: il cielo, con il crollo, è entrato veramente nella stanza, che ora veramente 'non ha più pareti'. E guardandoci dentro, incontriamo una comunità di personaggi che negli anni '90 continua a vivere in questa architettura sbilenca, non riuscendo ad allontanarsi da quel che resta del palazzo.

Li incontriamo nel momento in cui vogliono fare i conti con il proprio passato e trovare un modo, costi quel che costi, per archiviarlo e ricominciare a sognare un futuro. Ammesso che questo sogno sia ancora possibile. Ma le posizioni paradossali che, come in una folle sarabanda, si trovano di volta in volta a sostenere o ripudiare, riflettono la confusione in cui turbina ogni loro ideale politico, etico, anche spirituale, e che ricorda molto da vicino il nostro disorientato presente.

Stralci di rassegna stampa:

Man mano che la commedia va avanti, emergono a galla i vari pezzi della nostra storia italiana, dall'emigrazione in Svizzera alle speculazioni edilizie, ma soprattuto quel senso di disorientamento che oggi sembra essere così vivo e presente. Bravi.

Francesca De Sanctis – L'Unità

Sul fronte campano di qualità è il nuovo di Punta Corsara che prende a prestito l'intramontabile hit di Gino Paoli Il cielo in una stanza. In un interno distrutto e disagiato, squassato e claustrofobico di macerie (tra Scimone Sframeli e " Le voci di dentro") un edificio si mostra a flash back, in un rimpallo-palleggio tra gli anni '50 e i '90. Emanuele Valentie Armando Pirozzi ritagliano parole cadenzate tra il feroce Schwab, l'appuntito Bernhard, l'inquietante Pinter in questo palazzo dove tutti sono sepolti ma nessuno vuole cedere andandosene. Sotto cumuli labirintici di cunicoli e mura crollate sta il popolo napoletano, ma potrebbe essere ampliato a quello italiano, in questo girone dantesco di chiusure e burocrazia, se ne stanno sotterrati in equilibrio precario vivendo alla giornata, vittime impotenti di una cappa che li blocca nell'immobilismo, tra senso di colpa e vittimismo, voglia di cambiare e intima convinzione dell'impossibilità del mutamento che frustra prima dell'azione:

« perché in questa città deve finire tutto alla De Filippo, tutto in farsa?». Napoli intanto risplende, limite e grandezza dei napoletani. Tommaso Chimenti – Il blog de Il fatto quotidiano

Crescere in un percorso artistico vuol dire anche trasformarsi, superare di volta in volta i propri confini, restando fedeli a se stessi. La compagnia Punta Corsara in questo ha una storia esemplare, in cui sembra aver sempre studiato lucidamente i propri passi, preservando la spontaneità degli attori senza cedere mai allo spontaneismo. […] Pirozzi ha scritto con il regista Emanuele Valenti "Il cielo in una stanza", presentato al Napoli Teatro Festival. È una bizzara piece che comincia come una farsa di Eduardo e finisce come un incubo metropolitano, un po' teatro di denuncia, un po' truce spaccato antropologico.

Renato Palazzi – Il Sole 24Ore

Pirozzi e Valenti scrivono una sorta di "inchiesta surreale" sulla storia italiana, una vicenda che attraversa i decenni con inquilini fantasmi, infortuni sul lavoro che garantiscono pensioni, patti siglati fra politici e figuri che indossano le vesti di Conti Dracula. […]«Perché deve sempre finire tutto in farsa?», si chiede uno dei personaggi.

Perché questa storia, che poi riflette la Storia collettiva, non offre meccanismi di rivalsa, traiettorie che se imboccate permettono a chiunque di raggiungere dignità e felicità, anche attraverso la vita in comune nei condomini, nei quartieri, nelle città? […]Punta Corsara è uno dei pochissimi gruppi di attori e attrici che nel tempo ha ricostruito una tradizione da indossare e rinnovare: dall'intenso, stralunato Io mia moglie e il miracolo di Vastarella, con personaggi sbalzati in un non-luogo e non- tempo eppure capaci di parlare del presente).[…]Gli attori e le attrici Punta Corsara stanno in quel mezzo che permette di "portare" il personaggio senza mai annullarsi in esso, diventando riconoscibili come persone, in un contrappunto che accende teatralmente entrambi i poli. Mettendo a punto una cifra che accetta la sfida di raccontare l'attualità, la storia, la corruzione delle relazioni personali e collettive sempre attraverso la lente di un comico che è tentativo di resistenza, mascheramento delle nostre comuni debolezze, messa a fuoco delle nostre piccolezze come preludio per guardare a problemi più grandi, a scontri generali, forse a una ribellione. Lorenzo Donati - Altrevelocità

Il cielo in una stanza cammina sulle gambe salde di una poetica riconoscibile – quella di Punta Corsara – che ancora una volta ben bilancia in congruo amalgama ironia e profondità, linguaggio (teatrale) e concetto (etico). È costruzione teatrale consapevole, che del teatro sfrutta i meccanismi scenici, congegnando la scena stessa come un campo d'azione in cui riprodurre il simbolismo di dinamiche ataviche, giostrate su piani spazio-temporali differenti […]La macchina teatrale di Punta Corsara inscena una teatralità giocosa, in cui la scenografia è elemento concentrico, in cui scene temporalmente distanti si aprono e si chiudono all'interno come in un sistema di scatole cinesi, congruamente giustapponendo un prima (il 1959) e un dopo (il 1996), un qui (l'edificio napoletano) e un altrove (la Svizzera), passando attraverso il tempo, raccontando della Napoli di Achille Lauro e di quella a noi più prossima. La compagine attoriale che si mette al servizio di una drammaturgia composita e omogenea – firmata da Emanuele Valenti e da Armando Pirozzi – conferma la bontà del proprio percorso artistico, concorrendo a tratteggiare una galleria di personaggi connotati a tutto tondo, ben definiti e caratterizzati, in un ensemble che si compone in un quadro corale geometricamente calibrato, i cui personaggi sono in bilico fra componente realistica e senso del grottesco e vanno a creare polarizzazioni, punti di vista, identità che rappresentano altrettante angolazioni da cui guardare alla variabile ed irrisolta realtà; non vi manca l'elemento metateatrale, con tanto di riferimento eduardiano ("È possibile che in questa città tutto debba finire in una farsa alla De Filippo?"), che pare quasi non solo voler affrancare la storia narrata dal proprio destino irresoluto, ma anche rappresentare una sorta di avanzamento poetico, come a volersi – rispettosamente – liberare dell'ingombro di una tradizione teatrale pregressa, rispetto alla quale si è intrapreso un cammino autonomo. […] Il cielo in una stanza è quello che sovrasta un palazzo senza più un tetto, abitato da creature senza speranza, è un cielo testimone di storie ormai venute allo scoperto, storie di ieri e storie di oggi, che nel loro farsi teatro nel lavoro di Punta Corsara si animano di linfa espressiva originale e pregnante, in una visione che, parlando al passato guarda al futuro. Michele Pascarella - Il Pickwick

Su un orizzonte fin troppo contemporaneo di abusi edilizi, corruzione politica e cronache di napoletani emigranti, gli autori Emanuele Valenti e Armando Pirozzi costruiscono un raffinato sistema escatologico di coralità, assoli e fermi immagine di una comicità sagace e godibilissima in cui le figure classiche della commedia partenopea si dilatano al limite dell'assurdo […]Una teatralità onesta, originale e artigianale è la forza di Punta Corsara che con questo debutto si conferma una delle giovani compagnie più valide del contemporaneo napoletano con quel piglio giusto per ubriacare le platee nazionali.

Francesca Saturnino – Che Teatro Fa (blog de La Repubblica)

Il condominio sito in via Miracolo a Milano 43 ha scale infinite, rese scenicamente da un accatastamento di mobili e praticabili, continuamente attraversati dagli attori. Altra novità rispetto la consueta direzione: i Corsari, forgiati da una sapiente pratica attoriale per la quale le scene sono strumento funzionale e,soprattutto, essenziale, in questo caso e per la prima volta, appoggiano la propria abile maestranza all'ideazione di Tiziano Fario, scenografo tra gli altri di Davide Jodice e di Carmelo Bene. […] Del gioco scenico a cui ci hanno abituato negli anni rimangono tracce di indubbia efficacia, in cui l'azione – come la scena – ruota su se stessa, ma così facendo si amplifica e equilibra il respiro di serietà acquisita.

Viviana Raciti – Teatro e Critica

Teatro Vascello

in collaborazione con Le vie dei festival

IL CIELO IN UNA STANZA

Fondazione Teatro di Napoli – 369gradi

Compagnia Punta Corsara

di Armando Pirozzi e Emanuele Valenti

con Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Vincenzo Nemolato, Valeria Pollice, Emanuele Valenti, Gianni Vastarella e Peppe Papa

scene Tiziano Fario

costumi Daniela Salernitano

luci Giuseppe Di Lorenzo

regia Emanuele Valenti


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