In un atto unico in due quadri, l'autore fa rivivere l'ambiente che l'ha visto nascere all'arte: quella piazza Guglielmo Pepe di Roma, piena di baracconi e variegata umanità - imbonitori, lottatori, maghi, trasformisti - dove il grande comico, poco più che adolescente, si esibiva come "donna sirena".

Lalli gestisce, assieme alla moglie Zenaide, "Il padiglione delle meraviglie", nel quale egli presenta le sue attrazioni: Amalù il selvaggio, Elvira la sirena e i lottatori Tigre e Calligola. Tiberio è l'imbonitore del carrozzone, ma sta passando un periodo buio perché lasciato da Elvira, la quale ha una relazione con il Tigre. Inizia lo spettacolo ed ognuno presenta il suo numero. Giunto il momento del Tigre, Lalli esorta il pubblico a sfidarlo in un incontro di lotta. Come sfidante si propone però Tiberio, disposto a tutto pur di riconquistare Elvira. Inizia la lotta, che si capisce immediatamente non essere una finzione... L'epilogo assume le tinte del dramma.

Gli attori si muovono in un luogo dai confini incerti, al cui centro troneggia, unico punto fermo, unica certezza, il “Padiglione delle Meraviglie”. All’interno del grande velario disegnato da Stefania Battaglia accadono cose che non possiamo guardare con chiarezza, ma solo immaginare. Il Padiglione è il luogo della sorpresa. Buio e luce, silenzio e clamore si alternano. Divertimento e paura fanno a gara nel prendere il sopravvento. Quando l’involucro si apre, tutti possono vedere e allora è lì che sorgono gli interrogativi più difficili. Non sappiamo e non possiamo dare risposte certe a quelle domande che sembrano volerci scuotere da un pericoloso torpore


Il tessuto drammaturgico dello spettacolo integra nel testo di Petrolini, lasciato pressoché intatto, i contributi scritti dal poeta Elio Pecora per alcuni personaggi. La parola poetica fa da eco alle ‘voci di dentro’ delle creature petroliniane che, improvvisamente, per un attimo, si esprimono con parole nuove, inaspettate. “Il testo è una prigione, diceva Petrolini, occorre evaderne! L’attore deve saper entrare e uscire dal personaggio, dismettere i panni della finzione e rivelare se stesso”. A queste evasioni Petrolini dà nome di ‘slittamenti’ e ci parla anche di quelle pericolose assenze che chiama ‘spazio vuoto’: “Per colmare queste fenditure degli spazi vuoti nel pubblico, non basta l’opera recitata così com’è, come non bastano le vecchie risorse di trucchi teatrali predisposti e tradizionali; occorre avere un senso esatto di quello che domina il pubblico in quel momento e orientarlo improvvisamente, a tradimento, verso qualche idea nuova che lo colpisca all’improvviso e lo domini per qualche minuto, un’allusione ai fatti del giorno che formano il fondo dei pensieri d’ognuno, ma che nessuno s’aspetta di sentirsi ricordare…”
Con Elio Pecora abbiamo cercato di evadere dal testo originario, facendo emergere le voci segrete dei personaggi, quelle voci nascoste, non dette che però sono lì, sotto la sabbia umida della pista del Padiglione. La tecnica dello ‘slittamento’ sembra nascere davvero dal fondo della Psiche.
Quest’opera, forse la più amara e crudele di Petrolini, rivela anche una malinconica delicatezza. Sembra volerci dire che l’umanità potrebbe orientarsi ex novo se solo riuscisse ad abbandonare, una volta per tutte, l’inganno, il rancore, la gelosia, il possesso. “Tutto sbagliato, tutto un mondo da rifare” è il leitmotiv del nostro autore, ma per edificare un nuovo mondo è necessario passare per il disordine, il ridicolo, l’informe, l’animale. E non per fermarsi lì, ma per scoprire al fondo del nostro essere possibilità di sviluppo diverse, per ricominciare daccapo, a creare, a valutare, a dividere il mondo. Adesso l’unica strada certa è quella della ‘meraviglia’ che per Petrolini, come anche per noi, non è altro che la pratica teatrale.

Dopo l’esperienza di “Satyricon-una visione contemporanea” da Petronio, che ha visto il coinvolgimento di sei drammaturghi italiani, la mia Compagnia collabora nuovamente con TSI La Fabbrica dell’Attore per la realizzazione di questo nuovo spettacolo. Una nuova avventura e un’occasione importante per l’’incontro’ in scena con Manuela Kustermann nei panni di Elvira-la donna Sirena, il glaciale e allo stesso tempo struggente personaggio inventato da Petrolini.
La scelta di portare in scena un testo di Petrolini non è casuale. Potremmo dire che il grande attore e drammaturgo romano è un discendente di Petronio, che nell’opera dell’enigmatico autore latino vi sia già in nuce l’anima di Petrolini, o meglio che il “Satyricon” contenga quell’humus che a distanza di secoli ha permesso la creazione artistica dell’attore. E se il “Satyricon” è un’opera mondo, in quanto racchiude in sé l’esperienza umana, lo stesso potrebbe dirsi dell’opera di Petrolini. Lo prova il fatto che la peculiarità di entrambi sia l’incontro dei due estremi, il tragico e il comico, componenti irrinunciabili della natura umana.

Informazioni, orari e prezzi

Teatro Vascello

Orario spettacoli:
dal martedì al sabato ore 21 domenica ore 18

biglietti:
intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro,
ridottissimo 12,00 euro studenti e promozioni gruppi di almeno 10 persone

Dove e quando

Potrebbe interessarti in Spettacoli