Un Arlecchino "contemporaneo" di Valerio Binasco

Dall' 11 al 23 febbraio al Teatro Argentina il regista e attore piemontese cinque volte premio Ubu, Valerio Binasco, si confronta con un grande titolo del repertorio rileggendo Arlecchino servitore di due padroni con uno spettacolo di forte impatto cinematografico. La fattura giocosa, sospesa, intatta nella sua grazia, della penna goldoniana ben si presta a vestirsi dei meccanismi comici di una borghesia dinamica e virtuosa che celebra l'intraprendenza femminile e l'amore romantico, e al contempo si confronta con i temi della povertà – latente nella leggendaria fame di Arlecchino – e del dolore.

Valerio Binasco ha stupito critica e pubblico frantumando la tradizione con un Goldoni che guarda più alla commedia all'italiana che alla commedia dell'arte, dando voce a un'umanità vecchio stampo, paesana e arcaica, che ha abitato il nostro mondo in bianco e nero. Famelico, bugiardo, disperato e arraffone, l'Arlecchino "contemporaneo" di Valerio Binasco è un poveraccio che sugli equivoci costruisce una specie di misero riscatto sociale: «A chi mi chiede: come mai ancora Arlecchino? rispondo che i classici sono carichi di una forza inesauribile e l'antico teatro è ancora il teatro della festa e della favola».

Il suo stile cinematografico, fatto di sintesi, unità di azione e suspense, è al servizio del testo di Goldoni, un perfetto congegno che dal 1745 non smette di funzionare e incantare il pubblico. La commedia della stravaganza diventa così un gioioso viaggio nel tempo, alle origini del teatro italiano e della sua grande tradizione comica, con un cast affiatato di attori molti dei quali collaborano da tempo con il regista. Personaggio dalle molteplici contraddizioni: meschino e anarchico, irriguardoso e servile, Arlecchino riesce a portare scompiglio nell'ottusa società borghese, con una carica che suo malgrado si può perfino dire 'sovversiva'. «Non è mia intenzione fare uno spettacolo ispirato alla Commedia dell'Arte, così come non userò le maschere della tradizione. Per quanto sarà possibile, tenterò di dare a questo testo un sapore moderno, cercando di restituire l'umanità e la credibilità dei personaggi anche quando la tentazione del formalismo teatrale fine a se stesso ci sembrerà irresistibile. Non ho voluto avvicinarmi a un 'mostro sacro', un'icona come Arlecchino per testimoniare il mio rapporto con la teatralità – annota Binasco – Certo, la forza impressionante delle prime commedie di Goldoni arriva fino a noi, anche a dispetto di molte ingenuità drammaturgiche, e di altrettante concessioni al gusto e alle convenzioni dell'epoca. Resistere a questa pura forza teatrale che si propone in modo giocoso, infantile, ballerino, non sarà impresa facile, e qualcuno potrà legittimamente domandarmi: perché resistere, dunque? Ho due risposte. La prima è che le invenzioni di Strehler per rivisitare (per quanto possibile) la Commedia dell'Arte sono insuperabili, e si sono espresse con una nettezza che rende inutile e frustrante qualsiasi tentativo di incamminarsi sulla medesima strada. La seconda, che ha una risonanza più intima per me, è che in questa commedia, (al pari di altre commedie del 'primo' Goldoni) io avverto il richiamo di qualcosa che ha a che fare con un 'certo tipo di umanità', la cui anima travalica i limiti del teatro per il teatro, e chiede di essere raccontata con maggiore realismo, con maggiore commozione. È il richiamo di una tipologia umana di vecchio stampo, l'Italia povera ma bella di sapore paesano e umilmente arcaico che è rimasta attiva a lungo nel nostro paese, sia sulla scena che nella vita reale, ha abitato il nostro mondo in bianco e nero, si è seduta ai tavoli di vecchie osterie, ha indossato gli ultimi cappelli, ha assistito al trionfo della modernità con comico sussiego, ci ha fatto ridere e piangere a teatro e al cinema con le 'nuove maschere' dei grandi comici del Novecento, e poi è svanita per sempre, nel nulla del nuovo secolo televisivo.

La voce di questa umanità è quella della Commedia».

Valerio Binasco è dal 2018 il Direttore artistico del Teatro Stabile di Torino. Le sue scelte registiche si sono spesso orientate verso il teatro contemporaneo, con lavori da Pinter, Fosse, Paravidino, McPherson, che si sono alternati ai grandi classici, come il Don Giovanni di Molière, programmato nella stagione 2017/2018 del Teatro Stabile di Torino, con un grande successo di critica e pubblico. Ha vinto cinque premi Ubu, tra cui quello del 1999 per il personaggio di Amleto diretto da Carlo Cecchi e quello del 2004 per il ruolo di Polinice nell'Edipo a Colono diretto da Mario Martone, e due Premi dell'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro. La giuria del Premio "Le Maschere del Teatro Italiano 2018" gli ha conferito il premio per la migliore regia per lo spettacolo La Cucina di Arnold Wesker. Nella Stagione 2019/2020 per il Teatro Stabile di Torino ha diretto e interpretato Rumori fuori scena di Michael Frayn e, nel maggio 2020, dirigerà lo spettacolo Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller. È protagonista, insieme a Michele Riondino e Isabella Ragonese, della nuova fiction prodotta da Palomar in collaborazione con Rai Fiction La guerra è finita, con la regia di Michele Soavi, in onda su Rai 1 a partire dal gennaio 2020. Nella sua carriera è stato diretto dai più importanti registi italiani (Martone, Comencini, Giordana, Ozpetek), nel 2016 Binasco è stato nominato per il David di Donatello come miglior attore non protagonista per il film Alaska di Claudio Cupellini. 

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Sala Squarzina, 14 febbraio (ore 18)

DA ARLECCHINO A PARASITE. Come si racconta la fame

intervengono Valerio Binasco, Alberto Crespi (critico cinematografico), Marta Fana (economista)

modera Graziano Graziani

ingresso libero con prenotazione obbligatoria

Arlecchino, una delle maschere principali della commedia dell'arte, ha come tratti distintivi l'eterna fame, la condizione misera e il carattere da servo sciocco. La fame e la povertà, un tempo centrali nei racconti del teatro e della letteratura, oggi sono temi sempre più elusi, edulcorati o estetizzati, nelle società contemporanee dove cresce il divario tra poveri e ricchi. Non mancano però nuove e vecchie forme di racconto, come nei recenti film "Parasite" di Bong-Joon-ho e "Sorry, we missed you" di Ken Loach. Con il critico cinematografico Alberto Crespi e la ricercatrice Marta Fana, esperta di nuove tipologie di lavoro e precarietà, cercheremo di connettere la figura di Arlecchino, raccontata da Valerio Binasco, con i racconti del presente.

Teatro Argentina

L'Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni secondo Valerio Binasco, che si confronta con la grande tradizione comica italiana in un formidabile congegno teatrale dai meccanismi vorticosi.

ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI 

di Carlo Goldoni 

regia Valerio Binasco 

con (in ordine alfabetico): 

Natalino Balasso, Fabrizio Contri, Michele Di Mauro, Lucio De Francesco, Denis Fasolo, Elena Gigliotti, Carolina Leporatti, Gianmaria Martini, Elisabetta Mazzullo, Ivan Zerbinati 

scene Guido Fiorato 

costumi Sandra Cardini 

luci Pasquale Mari  

musiche Arturo Annecchino 

Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale 

Durata complessiva: 2 ore e 30 circa (1 ora e 15' prima parte - intervallo - 1 ora e 10' seconda parte)


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