Scritto e interpretato da Giuseppe Cederna

Sarajevo, domenica 28 giugno 1914. Sono le dieci del mattino di una splendida domenica d'estate. Fra quarantacinque minuti due colpi di pistola sconvolgeranno quel mondo. Un tumulo informe di sacchi e legni anneriti dal fuoco diventa la zattera a cui si aggrappa il protagonista dello spettacolo, un naufrago della Grande Guerra. Un sopravvissuto. Posseduto dall'implacabile progressione della memoria e incalzato dai temi musicali dei luoghi e dei personaggi, Giuseppe Cederna dà voce e corpo a quell'umanità di vittime e di carnefici che trasformarono l'Europa in un immenso mattatoio. Quasi 10 milioni di soldati uccisi al fronte, 7 milioni di civili morti, più di 20 milioni di feriti e mutilati, la Grande Guerra fu la prima grande carneficina di massa. Memorie, poesie, storie, lettere dal fronte per raccontare pensieri, preghiere, illusioni, desideri, paure: dai Futuristi ai Generali, dai fanti mandati a morire sul Carso e sull'Isonzo ai loro compagni di naufragio, spettri usciti dalle trincee austriache, fino alle parole di scrittori e poeti come Owen, Stuparich, Gadda, Ungaretti, Trilussa, Rumiz. Dall'esaltazione patriottica alla consapevolezza del terrore delle trincee. Dalle "radiose giornate di maggio" alla notte di Caporetto.

L'ultima estate dell'Europa

di Giuseppe Cederna e Augusto Golin

regia Ruggero Cara

con Giuseppe Cederna

musiche originali, eseguite dal vivo, di

Alberto Capelli (chitarre e percussioni) e Mauro Manzoni (flauti e sassofoni)

scene Rosanna Monti

costumi Alexandra Toesca

luci Giuseppe La Torre

durata 80 minuti

Produzione Art Up Art


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