Scaparro mette in scena una delle più importanti commedie di Carlo Goldoni

Una giovane attrice napoletana alla corte di Maurizio Scaparro

Ne "La bottega del caffè" dal 10 al 15 novembre al teatro Argentina

Dal 10 al 15 novembre al teatro Argentina, ne "La bottega del caffè" di Carlo Goldoni con Pino Micol, Manuele Morgese e Vittorio Viviani, e la regia di Maurizio Scaparro, sarà Vittoria giovane moglie del coprotagonista Eugenio, tombeur des femmes senza scrupoli e giocatore incallito. Vittoria è una donnina da bene che decide di non subire la sua condizione di "donna" ma col piglio di una guerriera intende riprendersi il marito in nome del suo amore forte e della sua reputazione nonostante tutto. "È una Vittoria che sta avanti rispetto al suo tempo e che sa stare al mondo". E' quanto afferma l'attrice napoletana Maria Angela Robustelli, ventisei anni e già tante esperienze nel carnet. Studia canto con Mchael Aspinall, recitazione con Jean-Paul Denizon, regista assistente di Peter Brook, in teatro ha già lavorato con Toni Servillo, Michele Placido, Luca De Filippo, Angela Pagano e Peppe Servillo. Al cinema ha esordito con Lina Wertmuller e sta preparando uno spettacolo di canzoni napoletane riviste in chiave jazz. Tornerà al cinema, dove sta per iniziare le riprese di Bruciate Napoli di Arnaldo Delahaye, allievo e delfino di Nanni Loy. " 'La bottega del caffè' è un testo di straordinaria attualità – afferma la Robustelli – è un onore per me stare al fianco di alcuni pilastri del teatro italiano e diretta da uno dei più grandi registi italiani. La mia Vittoria sarà una donna che, pur mostrando le sue debolezze, sa essere forte al punto da riportare lo scapestrato marito sulla retta via". Lo spaccato di un'epoca, il 1750, anno in cui Goldoni scrisse La bottega, di estrema attualità, dove i vizi e le virtù non sembrano molto diverse da quelle dei tempi che viviamo. Lo spettacolo è una produzione Fondazione Teatro della Toscana.

«Tra i motivi che mi spingono a mettere in scena oggi La bottega del caffè – racconta Maurizio Scaparro – Uno è tornare a parlare di Venezia e del suo Carnevale, durante il quale la commedia si svolge, dalle prime luci dell'alba di un mattino invernale fino a quando scende la notte. L'altro è che Goldoni scrive questa opera in italiano, quasi a prendere le distanze da una Venezia che rischiava di dimenticare la sua grandezza e di cedere alla tentazione della mercificazione. E non casualmente il protagonista, Don Marzio (e forse Goldoni stesso) osserva le vicende di quelle giornate di festa attraverso un occhialetto, diabolica lente, con cui scopre le debolezze, i commerci, gli amori, le piccole truffe delle persone che arrivano o vivono a Venezia, che, tra bische, botteghe e bordelli, sembra avviarsi al suo lento declino. Ma non dimentica Don Marzio (o Goldoni) di parlare del mondo che sta cambiando fuori da Venezia: dall'orologio che viene da Londra, alle notizie che filtrano dalle gazzette europee, fino al rimpianto per una Napoli mai conosciuta. Così, provando questo mio nuovo Goldoni, mi è capitato di pensare a Goldoni e al suo occhialetto, e anche a questa nostra vecchia Europa che viviamo con qualche fatica».

di Carlo Goldoni

regia Maurizio Scaparro

con Pino Micol, Vittorio Viviani

Manuele Morgese, Ruben Rigillo, Carla Ferraro

Maria Angela Robustelli, Ezio Budini, Giulia Rupi, Alessandro Scaretti

musiche Nicola Piovani

eseguite dalla violinista Lisa Green

scene e costumi Lorenzo Cutùli


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