Nel segno della parola "resistenza", memoria, diritti, giustizia sociale e lotta alle mafie

Fino al 23 aprile, sul palco di ÀP a Cinecittà, un fitto programma di spettacoli

per portare in scena - nel segno della parola "resistenza" –

memoria, diritti, giustizia sociale e lotta alle mafie

In cartellone, dal 16 al 18 aprile, la seconda edizione del Premio Mauro Rostagno,

con una giuria d'eccezione che attribuirà 1000 euro al vincitore.

Ospite speciale del premio: ASCANIO CELESTINI

Promossa da Associazione daSud e Compagnia Ragli,

la stagione si aprirà giovedì 23, alle 20:30, con LA FUGA DI PITAGORA,

uno spettacolo di Marcello Walter Bruno, con Ernesto Orrico

Novità di quest'anno gli AperinScena: gli aperitivi con incontri tematici

nel foyer del teatro di ÀP che introdurranno gli spettacoli in presenza di alcuni ospiti

Sarà Giulio Marcon l'ospite del primo incontro "La pace prima della guerra"

Si apre nel segno della parola "resistenza" la nuova intensa stagione del teatro di ÀP, l'Accademia Popolare dell'antimafia e dei diritti ospitata dall'IIS Enzo Ferrari, negli spazi di Via Contardo Ferrini 83, a Cinecittà-Don Bosco. Frutto della collaborazione tra Associazione antimafie daSud e Compagnia Ragli, ÀP Teatro si prepara così a portare in scena, dal 23 gennaio al 23 aprile, memoria, diritti, giustizia sociale e lotta alle mafie. Simbolo di un luogo di cultura che accende un faro nella periferia sud-est della Capitale, che "resiste" in una città dove gli spazi e i centri di aggregazione vengono chiusi o sgomberati, ÀP Teatro dà il via alla sua terza stagione con un fitto programma di appuntamenti, un Premio intitolato a Mauro Rostagno che giunge alla seconda edizione e alcune importanti novità.

"Nulla rende più felici di un foyer pieno di gente che noi chiamiamo amici e che gli artisti chiamano pubblico. È accaduto – spiega Rosario Mastrota, direttore artistico di ÀP Teatro - grazie alla tenacia e alla forza di volontà di un gruppo capace di realizzare un progetto artistico in uno spazio che nasce per la prima volta dentro una scuola della periferia di Roma che si apre alla città. ÀP Teatro è arrivato così al suo terzo anno di attività: un luogo partner di altri spazi e associazioni, un luogo di residenze per artisti, di laboratori teatrali e sala prove gratuita, una vetrina per presentare i debutti. Quest'anno, per la nuova stagione, abbiamo scelto la parola 'resistenza', perché la nostra (modesta) missione teatrale è in fondo un percorso di resistenza: civile, sociale e culturale".

Va in questa direzione anche il Premio nazionale Mauro Rostagno che torna in cartellone dopo il successo della prima edizione: una tre giorni di teatro civile, dal 16 al 18 aprile, durante la quale i sei spettacoli finalisti del concorso dedicato al giornalista, attivista politico e sociologo, vittima innocente di mafia si contenderanno la vittoria. Indetto da daSud e Ragli per incentivare e sostenere la produzione artistica legata ai temi della dignità della vita umana, dell'impegno per la giustizia sociale e della lotta nei confronti tutte le forme di discriminazione, il concorso è attualmente aperto (scade il 29 febbraio il termine per poter partecipare) e prevede la proclamazione del vincitore – con l'attribuzione di un premio da 1000 euro - il 18 aprile da parte di una giuria di critici ed esperti del settore. Ospite d'eccezione della serata finale sarà l'attore romano Ascanio Celestini protagonista di un incontro.

"In questi tempi bui c'è bisogno di immaginazione, ricerca e coraggio. Siamo perciò più che mai convinti della necessità di trovare nuove idee, opportunità, percorsi sociali e culturali. Per questo – spiega Danilo Chirico, presidente di Associazione antimafie daSud – anche grazie alla generosità e disponibilità di Maddalena Rostagno, figlia di Mauro, organizziamo il Premio e per questo consolidiamo e rilanciamo il nostro impegno a sostegno di quella produzione artistica capace di interpretare la società contemporanea e offrire chiavi di lettura originali sul futuro del nostro Paese e del pianeta".

In cartellone, al di fuori del Premio Rostagno, sette spettacoli, che quest'anno per la prima volta saranno preceduti dagli "AperinScena": gli aperitivi pre-teatro con ospiti che introdurranno le tematiche trattate dalle pièce. Appuntamento, dunque, alle ore 19:30, nel foyer del teatro, la biblioteca di ÀP, per uno scambio di idee e per bere un buon bicchiere di vino prima dello spettacolo. Ad aprire la stagione, il 23 gennaio, sarà l'incontro "La pace prima della guerra" che vedrà ospite Giulio Marcon, fondatore di Sbilanciamoci e di Collettiva. Sarà l'occasione per discutere con uno dei più importanti esponenti del movimento pacifista italiano, in un momento di grandi tensioni internazionali e in cui tornano a spirare venti di guerra.

La serata proseguirà con l'anteprima dello spettacolo LA FUGA DI PITAGORA LUNGO IL PERCORSO DEL SOLE: una produzione di Zahir Associazione, scritta e diretta da Marcello Walter Bruno, con l'interpretazione di Ernesto Orrico, i suoni di Massimo Garritano e le visioni di Raffaele Cimino, che riporterà lo spettatore al tempo dell'immigrato Pitagora, simbolo di un cosmopolitismo che segna fin dall'epoca presocratica i destini della civiltà occidentale. Dalle migrazioni alla guerra e dal rapporto tra intellighenzia e potere politico a quello tra scienza e populismo della democrazia, La Fuga di Pitagora è materia antica che parla al pubblico di contemporaneità mediterranea.

Il 20 febbraio, SUPERNOVA della compagnia I Pesci, la storia della generazione di una famiglia, dalla nascita alla sua disgregazione. Fuga e ritorno in una realtà che non muta, eternamente consegnata al vano tentativo di sfuggire al tempo, dove l'uomo al cospetto del vuoto, non può far altro che osservare la natura effimera della propria esistenza.

                                                                                                                                           

Il 27 febbraio, THE SPEAKING MACHINE della Compagnia Ragli. Siamo in un futuro incerto: giorni in cui non sembreremo umani, ma ancora sapremo come essere tristi. È la storia di una relazione basata sul potere, la dipendenza e, perché no, l'amore. Una storia crudele e romantica dove macchine ed emozioni si fondono in una spirale di eventi alle frontiere dell'esistenza.

Il 5 marzo, NON PLUS ULTRAS con Adriano Pantaleo, drammaturgia e regia Gianni Spezzano. Cosa vuol dire essere un Ultras? Che responsabilità porta? Che legame corre tra stato civile e  movimento Ultras? Che costi ha essere un ultras? L'impianto drammaturgico dello spettacolo procede alla scoperta di questo codice etico e comportamentale svelandone pregi e limiti.

Il 12 marzo, 9841 / RUKELI. Vincitore della prima edizione del Premio Mauro Rostagno lo spettacolo prodotto da Farmacia Zoo:E' 2015 per la regia di Gianmarco Busetto e Enrico Tavella, mette in scena la storia del pugile tedesco di origine sinti Johann Trollmann detto Rukeli. La vicenda umana e sportiva di un uomo che, da solo, ha osato sfidare la propaganda nazista con uno dei più geniali e potenti atti di comunicazione della storia.

Il 26 marzo, IL MIO NOME È CAINO, spettacolo inserito nel progetto MAI DIRE MAFIA, con la regia di Laura Giacobbe, con Ninni Bruschetta. Ispirato all'omonimo romanzo di Claudio Fava, lo spettacolo è specchio dinamico e lucido dell'essere e del fare mafioso e si intreccia alle musiche, composte ed eseguite dal vivo dalla pianista, compositrice e direttore d'orchestra Cettina Donato: due brani editi insieme a composizioni inedite, concepite appositamente per sostenere il racconto di Caino ed attraversate da contaminazioni classiche, popolari e jazz.

16 – 17- 18 APRILE - Seconda edizione PREMIO MAURO ROSTAGNO: ospite Ascanio Celestini

Il 23 aprile, CHI AMA BRUCIA Discorsi ai limiti della Frontiera, spettacolo di ORTIKA – gruppo teatrale nomade. Uno spettacolo sui "campi di accoglienza" per migranti stranieri, tratto dalle interviste originali a lavoratori ed ex-reclusi di un C.I.E. italiano (Centro di Identificazione ed Espulsione per stranieri). Un viaggio dentro il Campo, le sue regole e il suo linguaggio orwelliano, dentro uno sguardo ravvicinato e miope sull'altro. Il Campo introduce nello spazio civile della città un'eccezione inquietante e antica: le persone vi sono recluse non per qualcosa che hanno fatto ma per qualcosa che sono.


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