La storia dell’amore di una coppia di vecchi signori, diventati improvvisamente poveri

Il 10 gennaio arriva in prima nazionale al Teatro Quarticciolo “Le vacanze dei signori Lagonia”, la storia dell’amore di una coppia di vecchi signori, diventati improvvisamente poveri. In scena Francesco Colella e Mariano Pirrello diretti da Francesco lagi.

Su una spiaggia ci sono due anziani signori, marito e moglie, sono i signori Lagonìa. Guardano le onde che si arrotolano nel mare mentre si srotolano i loro pensieri. Nessuno dei due, però, è nato per dare voce ai sentimenti in modo intonato. La loro è una comunicazione fatta di intimità silenziosa e di risate improvvise, furie e riconciliazioni, pianti e mazzate sulle ginocchia. In questa giornata c’è il tempo per una maledizione e una nuotatina a largo, per il ricordo di una bimba e per quello di una dieta finita già di lunedì, c’è un gabbiano che muore d’infarto e una nuvola a forma di coniglio, c’è una canzone di Gianni Morandi e la fine del mondo, c’è una barca che li può portare via. Il solo racconto che i signori Lagonìa ci offrono è quello del loro amore spietato e dolce, a tratti dispotico o molesto, che noi ci troviamo a spiare. C’è l’epica di un matrimonio durato quarant’anni e questo giorno qua, che non è un giorno qualsiasi della loro vita.

TEATRODILINA

Teatrodilina è un gruppo di persone con esperienze artistiche diverse che si sono unite con l’assurdo proposito di condividere una pratica e un’ idea di teatro. Dal suono al video, dall’arte contemporanea alla scrittura, dal cinema alla musica. Alla base del nostro lavoro c’è la volontà di inventare spettacoli restituendo frammenti dei nostri percorsi e andando alla ricerca di una comune identità, che ci sembra perduta ma non in modo irreparabile. Fare teatro, per noi, è il gesto più contemporaneo e potenzialmente dirompente. Il nostro metodo è artigianale ma anche un po’ mistico.

Nel 2009 abbiamo messo in scena L’asino d’oro, adattando il romanzo di Apuleio in prima persona, mettendone in evidenza la dimensione soggettiva. Raccontandolo come un viaggio dentro un incubo da dove è sempre più complicato uscire, cercando di scandagliare la trasformazione in animale dall’interno di un essere umano.

Nel nostro lavoro successivo, L’amore il vento e la fine del mondo, abbiamo scelto tre testi della Bibbia (Qoelet, Cantico dei cantici, Apocalisse) per farli vivere nello stesso contesto, per creare una narrazione nuova fatta di echi e richiami di uno sull’altro. I personaggi dello spettacolo, che parlano attraverso le parole di questi testi, sono esseri umani ormai rimasti soli, uomini smarriti davanti al segreto delle loro parole. Il loro parlare nasce dal dubbio e mai dalla verità. Sono piccoli di fronte al mistero del dolore umano. Quello che vogliamo suggerire, al di là dell’orizzonte sacro o divino, è un senso di profonda dolcezza.

Nel 2013 c’è stata l’esperienza di Zigulì. Il racconto accidentato del rapporto fra un padre e un figlio, senza nessun galateo sentimentale. C’è stato l’incontro con l’autore del libro, Massimiliano Verga, e la fiducia che ci ha dato per trattare un materiale così denso e intimo. Sentivamo l’urgenza di raccontare quel rapporto e insieme la difficoltà di incontro fra quelle due persone, fra quel padre e quel figlio disabile. Sentivamo, però, che quella storia poteva avere un senso molto ampio e che avesse il potenziale emotivo per parlare a tutti i padri e a tutti i figli.

L’Amleto della buonanotte nasce da alcune suggestioni nate dal testo di Shakespeare. Abbiamo immaginato la storia di Amleto come una fiaba che un padre racconta al figlio prima di addormentarsi. Le domande del bambino riguardo alla vicenda di Amleto si riverberano sul loro presente e il figlio e il padre si ritrovano ad essere parte della storia del principe di Danimarca. Un cortocircuito che mette in relazione un padre e un figlio attraverso la narrazione del mito.

Dopo aver setacciato il romanzo di Gogol, abbiamo fatto una drammaturgia da Anime morte. Una messa in scena che prevede una visione di tutto il romanzo e il coinvolgimento di molti attori. Per adesso lo abbiamo rappresentato come lettura pubblica, come un evento che mischia attori e pubblico in un unico spazio scenico.

Ora stiamo lavorando a Banane (un quasi road movie per quattro attori e un cane). Per la prima volta affrontiamo una nostra drammaturgia originale. Nasce dal desiderio di un rapporto completamente nuovo con le parole che scegliamo di usare, vorremmo definirle a partire da quello che siamo e attraverso il nostro rapporto durante il periodo di prova. Mantenendo al centro del nostro piacere di fare teatro il lavoro d’attore che si fonde in modo organico con il suono e la musica, che sono gli elementi centrali della nostra ricerca.


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