"Libera Uscita"

Dagli spazi di formazione dell’accademia Nico Pepe nasce l’incontro di due giovani attori che hanno deciso di condividere la loro poetica teatrale nella costruzione di un progetto, chiamato “Il Circo della Fogna”; un laboratorio di autoformazione, uno spazio comune dove studiamo nel tempo della crisi una forma di “giullarato contemporaneo” per la costruzione di uno spettacolo popolare

Dal 9 all' 11 luglio 2013, all' interno della splendida cornice del Parco di Villa Mercede andrà in scena Libera Uscita; sempre sul PALCO B del Roma Fringe Festival, con orari differenti ogni sera, proprio nel più classico spirito dei Fringe.

PAGINA DE IL CIRCO DELLA FOGNA SU ROMAFRINGEFESTIVAL

http://romafringefestival.net/archives/493

Libera Uscita - surrealista cabaret - è il primo lavoro a prendere vita all’interno di questo circo immaginario e il primo lavoro a dare vita al circo stesso. La forma di cabaret surrealista che produciamo è adatta alle esigenze contemporanee, di instaurare una relazione con il pubblico riservandosi attraverso il surrealismo di mantenere una veste fantastica che deforma e rende amaramente comica l’attualità, piatto forte del nostro spettacolo.

Libera Uscita tratta di come il popolo muore ogni giorno sul lavoro in senso fisico e metaforico in una società costruita su misura per succhiare il profitto da ogni uomo sempre più individuo e dunque sempre più solo. La scena è spoglia quando due personaggi anacronistici sorgono come spettri lucidati e possono parlare al pubblico. Il primo è un fool con chitarra, il secondo è un povero giullare sommerso di bagagli (tutta la scena).

I nostri due antieroi convocati dal passato dallo spirito della classe operaia, si incontrano ed inscenano un cabaret.

I due giullari attraverso la tecnica dell’affabulazione, vestita dagli attori con uno stile comico e amaro, conducono il cabaret e al contempo sono protagonisti dell’azione scenica che si esprime in tre storie legate alla nascita della schiavitù, all’amore e infine alla morte. Nella prima parte si racconta di come nasce il denaro, la banca, il sistema del debito. Nella seconda si parla d’amore: amori operai, amori che vanno e che vengono, che passano così veloci che ci rimane intorno soltanto il profumo, in sostanza di come due operai della manutenzione fognaria inseguono con lo sguardo le gonnelle che passano sopra alle loro teste, e cioè sui ponteggi dei lavori in corso. Nella terza infine, di come due pompieri, insoddisfatti e angosciati dal lavoro che ha corroso le loro vite, incontrano la loro morte.

Il senso della ricerca.

Il cadavere squisito berrà il vino nuovo scrivevano i surrealisti. Ci sentiamo un po’ anacronismi viventi, rispetto al senso dell’arte contemporanea concettuale, l’ incontro nel teatro tra la danza e la recitazione, la video arte, il senso dell’immediatezza del linguaggio attraverso il corpo e l’immagine. In una parola la velocità l’ossessione del nostro tempo. Il nostro teatro scava senza dubbio nel passato di cui forse è un po’ in balìa e ne è irresistibilmente affascinato, così come dal sentimento di nostalgia che segna così bene l’unione tra la sofferenza e il piacere. Inseguiamo l’anacronismo, la polvere e i temi del novecento, per esorcizzare la velocità del nostro tempo che ci sperde in un magma senza forma, nel quale facciamo fatica a riconoscerci. Per questo ricerchiamo in figure giullaresche, giornali parlanti, cultura orale e rapporto umano con il pubblico, alla ricerca di riconoscimento reciproco. Sentiamo l’esigenza di riconoscere la collettività e non attraverso la via della “denuncia” dell’incomunicabilità nella società o della “denuncia” dello sperdimento del senso di realtà (vedi matrix o inception alcune esperienze cinematografiche che segnano questo trend). In questo senso vogliamo che ad agire sia la parte costruens. Abbiamo però esigenza di confrontarci con il nostro tempo a livello di tecnica attoriale, che se da un lato attinge alla ricerca storica dello stile affabulatorio e menestrellesco, dall’altra cerca l’unione tra il linguaggio del corpo e del gesto con il linguaggio dell’immagine. Il cadavere squisito berrà il vino nuovo dunque il motto giusto, per costruire una compenetrazione tra ricerca dal passato e influenze contemporanee.


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