Due atti unici di Pirandello "La Morsa" e "L'altro figlio"

Due donne, due madri, due storie diverse, due sofferenze uguali. Una maternità negata, la prima, una maternità rifiutata, la seconda. L'autore, anche questa volta, non fa sconti a chi vorrebbe acquistare la speranza di "smascherare" l'esistenza umana. Al Teatro Arvalia dal 4 al 13 dicembre approda il grande teatro pirandelliano con MADRI, due atti unici sulla maternità, "La morsa" e "L'altro figlio". In scena Daniela Cesaretti, Paola Schiavuzzi, Antonio Giuffrida, Carlo Fiocchi, Donato Schiavone, Elisabetta Piloni, Elena Cartoni, Silvia Rizzoni, Bruno Giordano e Massimo Fiori con la regia di Carlo Fiocchi.

Nella "Morsa" la vera protagonista è Giulia, donna sincera e appassionata, che si trova all'epilogo della sua relazione adulterina con l'amante Antonio. Il marito Andrea ha scoperto i due amanti e vuole vendicarsi di entrambi stringendoli in una morsa di accuse.

In un dialogo serrato con la moglie, Andrea finge all'inizio di non sapere nulla ma con un incalzante gioco di allusioni e mezze parole, all'improvviso rivela la sua scoperta e violentemente incalza la moglie sopraffatta ed attonita, incapace di difendersi dalle accuse del marito, pure lui in fondo colpevole per averla trascurata. Giulia rimane sola di fronte alla volontà di vendetta di Andrea perché le viene a mancare anche il sostegno dell'amante Antonio che vigliaccamente l'abbandona alla furia del marito. Andrea caccia la moglie di casa proibendole di vedere per l'ultima volta i suoi figli e quando Giulia, che pure dice di continuare ad amarlo, disperata minaccia di uccidersi con indifferenza, la incita a farlo.Un colpo di pistola risuona nella stanza dove Giulia sconvolta è andata togliersi la vita e al sopraggiunto Antonio, Andrea dirà: «Tu l'hai uccisa!".

Ne "L'altro figlio" ancora una volta Pirandello tratta il tema a lui molto caro della maternità. Il sottofondo storico della commedia è rappresentato dal fenomeno della grande emigrazione meridionale e siciliana nei primi anni del Novecento. Maragrazia, umile donna del popolo di un paese siciliano, vedova e ridotta a mendicare, soffre perché non riceve notizie dei due figli emigrati in America e ormai dimentichi, per la ricchezza raggiunta, della loro stessa madre. Scrive loro tramite un'amica, che in seguito l'abbandonerà, di essere disposta, per invogliarli a tornare, a donar loro lo stesso casale di poco valore dove lei abita, ma i figli neppure rispondono. Con lei vive un altro figlio, sinceramente affezionato, buono, con una bella famiglia e una bella casa. Egli vorrebbe prendersi cura di lei, ma la donna non lo considera veramente suo. Infatti questi è il frutto di uno stupro che la donna ha dovuto subire da parte di un brigante, lo stesso che uccise suo marito. Maragrazia si rende conto che proprio questo figlio non voluto meriterebbe quell'affetto che lei riserva invece ai figli lontani diventati dei criminali e ingrati con la povera madre ma sente di non poter cambiare il suo affetto perché «è il sangue che si ribella», tanto è forte il legame naturale e materiale che sovrasta ogni sentimento e il disgusto per l'uomo che uccise il marito e la mise incinta.


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