Terza tappa del progetto sulle Resistenze femminili

Marta Cuscunà, 14 e 15 dicembre alle ore 21.00 al Teatro Biblioteca Quarticciolo, presenta Sorry, boys_Dialoghi su un patto segreto per 12 teste mozze è la terza tappa di un percorso che ha come filo conduttore il tema delle Resistenze femminili nel nostro paese. Le storie delle prime due tappe del progetto È bello vivere liberi!, e La semplicità Ingannata (presentate entrambe la passata stagione sempre al Teatro Biblioteca Quarticciolo) di cui Marta Cuscunà è autrice, ideatrice e interprete vengono dal passato, più o meno vicino, ma comunque dal passato. Sorry, boys invece è un racconto che arriva dritto sparato dal presente, è irritante e fastidioso suo malgrado, perché parla del nostro presente.  

Siamo nel 2008 a Gloucester, nel Massachussets e la storia inizia come un pettegolezzo che serpeggiava tra i corridoi della scuola superiore: 18 ragazze incinte – un numero 4 volte sopra la media – e non per tutte era stato un incidente. La storia rimbalza in città: alcune delle ragazze avrebbero pianificato insieme la loro gravidanza, come parte di un patto segreto, per allevare i bambini in una specie di comune femminile. Quando il preside della scuola ne parla su un quotidiano nazionale, scoppia una vera e propria tempesta mediatica e la vita privata delle 18 ragazze diventa un scandalo che imbarazza tutta la comunità di Gloucester. Giornalisti da ogni dove, dall'Australia alla Gran Bretagna, dal Brasile al Giappone, invadono la cittadina nel tentativo di trovare una spiegazione per un patto così sconvolgente. Ma rimangono a mani vuote perché l'intera comunità, turbata dal fatto che la vita sessuale delle proprie figlie fosse diventata il pettegolezzo dei talk show di mezzo mondo, si chiude nel silenzio più assoluto.

La forza di Marta Cuscunà nella narrazione passa totalmente attraverso il teatro di figura, in questo lavoro infatti sono le 12 teste mozze, le teste animatroniche progettate e costruite dalla scenografa Paola Villani per dare voce ai personaggi di questa storia, le uniche ad apparire nel nero della scena. Da una parte gli adulti: i genitori, il preside, l'infermiera della scuola. Dall'altra i giovani maschi, i padri adolescenti. Sono tutti appesi come trofei di caccia, tutti inchiodati con le spalle al muro da una vicenda che li ha trovati impreparati. Potranno sforzarsi di capire le ragioni di un patto di maternità tra adolescenti, ma resteranno sempre con le spalle al muro. Come le teste della serie fotografica We are beautiful, che il fotografo ventisettenne Antoine Barbot ha realizzato nel 2012 durante il suo internship presso lo studio di Erwin Olaf; e che sono state l'ispirazione da cui partire per progettare e costruire le macchine sceniche di Sorry, boys.

Nello spettacolo si segnala la presenza di riferimenti sessuali espliciti nel linguaggio.

Teatro Biblioteca Quarticciolo

Direzione artistica  Veronica Cruciani


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