Una storia come molte storie...

"È il viale della nostra indifferenza, il viale della prostituzione che un vecchio pulmino percorre nella città, dove donne, per lo più immigrate, sono in vendita.
Una storia come molte storie, un desiderio di futuro che si strozza nelle spire del racket e della schiavitù raccontata in Medea per strada, idea e regia di Gianpiero Borgia, da una inquietante, intensa, dura e seducente Elena Cotugno, che con Fabrizio Sinisi ha curato anche la drammaturgia.
Medea, le lunghe chiome nere, sale e ha inizio il viaggio.
Sette spettatori sono seduti sul fondo, di fronte a lei che, con il suo accento rumeno, incomincia il racconto di sé, senza compiacimenti, senza autocommiserazioni con pacata rassegnazione, con rabbia trattenuta, con capacità di analisi. Innamorata, ingannata anche quando le sembra di aver raggiunto una possibile misera stabilità, casa, compagno e figli. No, buttata ancora e sempre in strada costretta a sfilarsi mille mutandine per sopravvivere, e la sua risposta sarà la violenza cieca e distruttiva di chi non ha più una vita da vivere. E nella verità di una finzione si staglia la reale, vuota, opportunistica crudeltà dei moderni Giasone e di una società che tutto considera merce, passa e va". Quello che Magda Poli racconta di "Medea per Strada" sul "Corriere della sera" del 21 Settembre.


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