Ovvero confessioni di un'orfano d'arte

Dopo il sold out al Teatro Brancaccino di Roma, Mumble Mumble Confessioni di un Orfano d'arte di Emanuele Salce e Andrea Pergolari, torna a Roma a grande richiesta per altre due repliche eccezionali. Il 10 e l'11 febbraio lo spettacolo, che vede in scena lo stesso Salce con Paolo Giommarelli, sarà sul palco del Teatro Belli di Roma. Un infuriare di ricordi surreali, grotteschi, ironici, un intreccio inestricabile di cultura e provocazione, di attese insoddisfatte e di traiettorie felicemente impreviste. Un paradossale e compiaciuto autodafé laico. È questo lo spettacolo che, dopo oltre 100 repliche e una tournée che ha toccato molti teatri italiani, giunge alla sua quinta stagione. Un racconto ironico, dissacrante, intimo e coraggioso.

"Mumble Mumble" è una tragicomica confessione di un orfano d'arte, la narrazione divertente di due funerali... e mezzo. Emanuele Salce, con l'ironia e la verve che lo caratterizzano, è il narratore di tre morti: quella di suo padre naturale, il regista Luciano Salce, quella del secondo marito di sua madre e suo padre adottivo, Vittorio Gassman e, infine, quella metaforica: la sua. Nelle prove in camerino, Emanuele Salce cerca di conciliare la verità assoluta che trova nelle pagine di Dostoevskij, ai momenti più grotteschi dei funerali dei suoi padri, dove spiccano personaggi singolari, tra presenzialisti e volti bizzarri. Lo spettacolo si chiude con il racconto dell'incontro con un'irresistibile bionda australiana ed una sciagurata boccetta di lassativi. Un tentativo di liberazione da un peso (non solo simbolico) che diventa una morte metaforica, una vera e propria catarsi. A fare da contraltare l'ironico e discreto personaggio-spettatore Paolo Giommarelli, ora complice, ora provocatore di una confessione che narra di personaggi pubblici e allo stesso tempo teneramente privati.
La testimonianza di un orfano d'arte partecipe di un mondo assurdamente logico.


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