un monologo duro, scabro, nerissimo, che non fa sconti

Neurosi delle 7 e 47 è un monologo duro, scabro, nerissimo, che non fa sconti. Non fa sconti all'attore che lo interpreta, non fa sconti al personaggio che lo vive, non fa sconti al pubblico che vi prende parte, così come non ha fatto sconti all'autore che lo ha scritto e al regista che lo ha preparato e diretto. Eppure, nonostante la follia e, appunto, la nevrosi che lo avvolgono riesce ad essere percorso, qui e là, in lungo e in largo, da tiepide folate di ironia, di compassione, di tenerezza nei confronti di questo piccolo uomo squinternato e disgraziato che forse proprio grazie al suo deragliamento è in grado raccontarsi in maniera così scoperta, intima e disarmante. Cristian Ruiz, performer straordinario e protagonista di numerosi spettacoli di successo e di tanto teatro musicale, si cimenta in questa prima vera importante e impegnativa prova d'attore in perfetta solitudine dimostrando che un vero interprete sa e può – e dovrebbe – eccellere in tutti i generi. Cosi, sussurando, sbraitando, urlando, piangendo, ridendo, delirando e mimando una vestizione che è poi, al contrario, una progressiva messa a nudo, Ruiz tratteggia la vicenda e le neurosi non soltanto di un uomo, ma dell'uomo in generale, mostrandosi ferratissimo ed emozionante nella difficile arte del monologo.



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