La storia di un mondo in rivolta contro il dolore e la finitezza dell'essere umano

Diretta da Simone Derai e Marco Menegoni, la compagnia italiana Anagoor si è imposta all'attenzione internazionale per la sua estetica cristallina in grado di coniugare performing art e scena ipermediale e, contemporaneamente, di costruire un dispositivo teatrale colto, permeato da riferimenti all'arte classica e alla contemporaneità.
Dopo aver presentato per REf15 Virgilio Brucia, la compagnia torna in scena con l'atteso allestimento integrale dell'Orestea / Agamennone, Schiavi e Conversio. Visione, canto e orazione concorrono alla costruzione di uno spettacolo che mantiene la struttura e le parole della tragedia eschilea, ma solo per ritrovare nelle sue maglie e nei suoi interstizi, così come nel pensiero del suo autore e in un più complesso arcipelago intertestuale, le radici dell'occidente e delle sue meditazioni sul male e sulla fragilità del bene, sulla lingua che descrive questi concetti.
Orestea è, infatti, per Anagoor la storia di un mondo in rivolta contro il dolore e la finitezza dell'essere umano, un teatro in grado di farsi pensiero per riscrivere, oggi, una nuova idea del sacro.

Cosa c'è al centro di mondi differenti e, solo in apparenza, lontani? Per la trentatreesima edizione di Romaeuropa Festival al centro ci sono le storie, tutte le visioni e suoni dei suoi 300 artisti ospiti. Al centro c'è la danza, il teatro, l'arte visiva analogica e digitale, la performance e lo spettacolo dal vivo, come strumenti e mezzi in grado di mettere in comunicazione idee e realtà agli antipodi. Dal 19 settembre al 25 novembre quattro continenti convergono tutti al centro della città eterna, trasformando Roma nel cuore dello scambio tra mondi, tra diversità culturali e geografiche, che si amalgamano in una sola, grande narrazione, che noi chiamiamo Romaeuropa Festival 2018.

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