Rivive il capolavoro in versi del nostro Teatro

“in Saul v’è di tutto, di tutto assolutamente” -Vittorio Alfieri

A 35 anni dall’ultima edizione allestita su un palcoscenico nazionale - quella di Renzo Giovampietro, del 1980 - la Compagnia del Teatro del LOTO riporta in scena il SAUL di Vittorio Alfieri: la più importante tragedia italiana del ‘700 e probabilmente di tutti i tempi.

In una Galilea metafisica e senza tempo, teatro di antiche e nuove tragedie, su una scenografia lignea, imponente, ispirata all’opera di maestri dell’arte contemporanea italiana, come Ceroli e Marotta, rivive il capolavoro in versi del nostro Teatro, nella messa in scena energica e visionaria e nell’interpretazione di vigorosa e superba verità di Stefano Sabelli, affiancato da una gruppo di eccellenti talenti diplomati al Centro Sperimentale di Cinematografia o formatisi nella Scuola Propedeutica d’Arte Scenica del LOTO.

Esempio straordinario di una drammaturgia pura, ritmica e di perenne modernità, l’opera di Alfieri è costruita intorno a un protagonista di poliedrica ed emozionante complessità.

Attraverso il ritmo impetuoso, incalzante dell'endecasillabo e di una recitazione necessariamente intensa e poderosa, la furia risolutiva di un re sconfitto, ma ancora sopraffatto dall'ansia di affermare la sua potenza, cresce e avvince fino alla catarsi finale.

In questa tragedia, che si consuma nell’arco di una giornata (alba, giorno, tramonto e notte) David e gli altri bellissimi personaggi dell’opera, si fanno, per Saul, specchio e simbolo d’ogni umano e contraddittorio sentimento. In tal modo, viene ancor più evidenziata la dolorosa solitudine del vecchio Re d’Israele e quell’ondeggiare tempestoso del suo animo, fra bisogno di affetto e diffidenza, malinconia e ira, fino all’esplosione della follia e dell’estrema libertà del suo sentire e agire, che lo rende così attuale.

L’opera, in cui Alfieri stesso dichiara d’esservi “di tutto, di tutto assolutamente” e che lui medesimo amava interpretare, oggi più di ieri è ancor più necessaria perché in grado di graffiare l’anima d’ogni pubblico, permettendoci di guardare, al contempo, con lucidità e commozione, dentro le nostre miserie e le nostre grandezze.

In questo allestimento, la musica - con partiture Klezmer e il Requiem di Mozart, contemporaneo al Bardo di Asti, eseguite dal vivo dall’eccellente Trio dei fratelli Miele - fa da contrappunto agli endecasillabi di Alfieri, esaltandone la potenza epica e lirica, che rimanda a vecchie e nuove diaspore e intifade. Un tessuto musicale, che fa emergere, con grande efficacia, le molteplici verità di un personaggio straordinario e unico nel Teatro italiano. Per complessità, potenza e modernità, il folle Re alfieriano, avverso al clero e che teme il guardarsi dentro, nulla ha da invidiare ai grandi, folli Re shakespeariani.

“Bell’alba è questa!” note di Stefano Sabelli

Pratico il Saul da oltre 30 anni. Da quando, da pochi anni diplomato all’Accademia, Renzo Giovampietro m’affidò il ruolo di Gionata in una versione dell’opera, rappresentata poi da un capo all’altro d’Italia.

Era il 1980.

Ero un giovane attore d’impeto, che amava i maestri dell’avanguardia teatrale, il rock e il jazz e che ebbe un innamoramento fatale per gli endecasillabi alfieriani. Perché trasmettono impeto, fuoco, passione. Sono ritmo e musica, oltre che, i più bei versi che si possano recitare nel Teatro italiano.

Le opere di Alfieri sono le più potenti scritture della nostra drammaturgia e, almeno per le tragedie, è il Bardo di Asti il nostro Shakespeare!

Dopo che pure Orazio Costa, mio maestro all’Accademia, mi affidò il ruolo di Prosperino ne Il Divorzio (unica commedia alfieriana), in compagnia con la Zareschi, ancor più l’endecasillabo divenne il mio esercizio attoriale preferito.

Ma è SAUL che, in un modo o nell’altro, ho sempre ripreso, praticato e avuto nel destino!

L’ho inseguito, spiato, preparato e messo a fuoco nel tempo, avendo fatto dapprima miei gli sguardi, sul vecchio Re d’Israele, degli altri ruoli che, più giovane, ho avuto la fortuna d’interpretare: Gionata, nell’intensa versione illuminista e neoclassica di Giovampietro e David, il cui monologo iniziale e lo struggente addio con Micol del V° atto, avevo già inserito, insieme al finale di Saul, in Tamburi di Guerra, allestito per Asti Teatro 2000 e più volte ripreso negli anni, dove proposi gli endecasillabi - a mo’ di libretto d’opera - sull’esecuzione di III^ Costruzione di J. Cage, eseguita dal vivo dal poderoso ensemble di Percussioni Ketoniche.

Dedicandomi oggi alla messa in scena integrale dell’opera, approdo all’interpretazione del suo ruolo principe ben conscio di quanto Alfieri stesso afferma del suo capolavoro: In Saul, vi è di tutto, di tutto assolutamente! Perché?tutti i ruoli del SAUL, dalla loro prospettiva, tutti, già raccontano “assolutamente” di Saul e del suo “tutto”.

Da diversi punti di vista, ognuno racconta la complessa figura storica e umana del fero, impaziente, torbido, adirato sempre Re d’Israele, come Saul stesso si descrive a inizio II° atto.

A 35 anni dall’ultima edizione di Giovampietro – cui voglio dedicare, con Orazio Costa, questa mia versione, per quanto amore per Alfieri mi hanno trasmesso - credo che il SAUL del LOTO possa proporsi come un’arrembante e sorprendente nave pirata nell’attuale panorama teatrale italiano.

In un’epoca dominata da social e facili consumi, fare del verso in undici sillabe, così straordinariamente efficace per suono e sintesi, il proprio credo teatrale può forse sembrare antistorico.

In realtà, sono certo, è piuttosto un’impresa che rivitalizza e proietta nel futuro la ricerca del Libero Opificio Teatrale Occidentale: il nostro caro Teatro del LOTO.

Un’impresa, che può ancor più dimostrare che dal “più bel Piccolo Teatro d’Italia” - spazio unico e straordinario inaugurato a Ferrazzano, Molise, Italia, Europa – può arrivare “in versi” un segno importante per continuare ad amare e praticare un mestiere bellissimo che sempre ti tiene a contatto con gli umani destini e con le sue follie.

Per dirla con Saul: “Bell’alba è questa!”

SAUL

con

Stefano Sabelli Saul

Gregorio De Paola Gionata

Bianca Mastromonaco Micol

Giulio Rubinelli David

Fabrizio Russo Abner

Pasquale Arteritano Achimelech

scene e regia Stefano Sabelli

musiche dal vivo a cura del Trio Miele con partiture Klezmer e il Requiem di Mozart

Angelo Miele bajan

Alessandro Miele violino

Maria Miele violoncello

costumi Laura Riccardi e Chiara Ravizza

fondale di scena da un’opera di Giovanni Ferroni Tommasi

aiuto regista Gianmarco Galuppo - luci Daniele Passeri e Andrea Ziccardi

fonico Vittorio Ziccardi - macchinista Denni Mastroiacovo -

service Music Service CB - sartoria e attrezzeria Polvere di Stelle Vasto

foto di scena Mamiphoto di Max Ferrante ufficio stampa Teatro del Loto

distribuzione Elena Romeo.


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