Tra le scrittrici "Imperdonabili" del novecento, come le ha definite Cristina Campo, la figura più luminosa ed estrema è quella di Etty Hillesum, al suo fianco Marina Cvetaeva, Sylvia Plath, Goliarda Sapienza e la stessa Campo. Nel tronco principale del "Diario" della Hillesum e della sua ultima lettera, si innestano i rami laterali dei versi di quattro diverse scrittrici del Novecento. La stessa linfa percorre le pagine di una scrittura non narrativa, obliqua, mai pacificata e rassicurante.

La trama testuale de "Suite de Le Imperdonabili" coglie Etty tra il tramonto e l'alba del 6 giugno 1943, nelle ore che precedono l'ultima partenza verso Westerbrock.
Seduta tra le pile dei suoi amati libri da una parte e una valigia aperta, vuota dall'altra. L'unica cosa che ancora la lega alla sua vecchia vita sono le sue memorie, lasciate per iscritto su dei quaderni nella scrivania all'angolo e qualche vestito sparso nella stanza. Sta pensando. Certo è che non può più rimanere: "In futuro voglio visitarli tutti, uno per uno, gli uomini che a migliaia sono finiti in quel pezzo di brughiera, tra i lupini gialli e il filo spinato, passando per le mie mani. E se non li troverò, troverò le loro tombe. Non potrò più rimanere tranquillamente seduta alla mia scrivania. Voglio andare per il mondo, vedere coi miei occhi e sentire con le mie orecchie com'è andata a tutti coloro che abbiamo fatto partire…". Etty Hillesum, giovane ebrea olandese, lo aveva scritto mentre lavorava all'assistenza dei deportati nella sede dei volontari a Westerbrock ed adesso che rilegge queste parole sui suoi diari, è già arrivato per lei il momento di partire. Cosa mettere in valigia? I libri che ha tanto amato? I suoi diari? Di cosa avrà bisogno? Di cosa sentirà la mancanza? In questo suo cercare le risposte, assistiamo in lei al passaggio da scrittrice a puro essere in comunione con il mondo. Una scrittrice chiamata ad un dono più grande della scrittura: l'Amore. Lasciare la scrittura dunque per entrare nel mondo, nel dolore, nella vita vera. Destinata tuttavia dalla stessa scrittura a ricordare per sempre al mondo l'imperdonabile del 900'. Quando lascerà la sua stanza, l'imperdonabile Etty, non avrà bisogno più di niente; non sentirà più la mancanza di niente; partirà da sola in tutta la sua completezza.


Note di regia

Protagonista della propria storia

"Etty immersa nelle atrocità delle deportazioni trova forza ed entusiasmo per affrontare un pensiero complessivo su sé stessa e sui rapporti sociali che si trova a vivere; Etty supera la propria condizione di vittima e diventa protagonista della propria storia".
Sono passati circa cinque anni da queste righe che scrissi per un laboratorio teatrale che avrei tenuto su Etty Hillesum ed eccomi ora con poche righe a raccontarvi questo nostro "piccolo ma prezioso gioiello creativo" che intorno ad Etty vede, per la prima volta, l'intrecciarsi di musica, parola detta e parola cantata.
Nello spazio delimitato di quattro sedie una donna deve fare i conti con gli oggetti da portare via; lei donna matura che ha visto la vita passare davanti a lei, sul suo corpo attraversato dall'esistenza, si confronta oggi con gli oggetti che la raccontano; più lontano, su di un tavolo, un diario scritto nel passato e fermo lì ad attendere di essere vissuto, ripreso? riletto? come testimonianza di qualcosa che è stato.
Lei è Imperdonabile, lo sarà sempre nella sua rivolta verso il mondo, nella sua capacità di leggere il tempo, la storia e gli accadimenti attorno a lei; lei sarà sempre Imperdonabile davanti al giudizio di una società costruita e strutturata da uomini.
Il dolore e la forza del coraggio e della testimonianza si dipanano così attraverso pochi gesti, poche luci, in un concerto di voci in lei stessa che si scopre non sola, ma accompagnata e visitata da altre donne a loro volta sorelle, madri ed amiche del suo segreto, del suo scoprire istante dopo istante il mondo.
Un teatro che definirei da camera dove la parola detta fa eco alla musica, dove i gesti evocano e dove solo un'attrice come Clara Galante poteva raccontare questo lungo tragitto dal tramonto all'alba, senza piegarsi ad essere Etty ma a farsi mezzo per dialogare con Etty.
Nel dialogo fisico tra i due luoghi della rappresentazione, l'attrice farà esperienza del pensiero di Etty e lo farà proprio, dialogando il proprio presente di donna con quello del personaggio e facendo sì che la storia non resti qualcosa di bloccato, fermo, immobile ma che si crei un movimento emotivo: che la memoria di Etty sia di stimolo per una capacità di leggere il presente con più coraggio, per immaginare un futuro di cambiamento e di trasformazione per chi verrà dopo di noi.
Alessio Pizzech

Con
Clara Galante

regia
Alessio Pizzech

Informazioni, orari e prezzi

Ore 21.00

Dove e quando

Spettacoli - Teatro per tutti
Spettacoli - Il Teatro de' Servi riparte il 24 settembre