Facciamo la polenta in un paiolo di rame, facciamo il teatro in un altro modo, chissà se è teatro

Teatro di terra è il tempo di una trasformazione. La trasformazione del mais che diventa polenta. Una trasformazione a senso unico, irreversibile, dalla quale non si torna indietro.

“Non si può essere contemporaneamente ciò che si è e ciò che si è stati”.

Facciamo la polenta in un paiolo di rame, facciamo il teatro in un altro modo, chissà se è teatro.

Mettiamo gli spettatori seduti in una specie di cerchio e in quel cerchio stiamo seduti anche noi. Poi ci sono le piccole e le grandi cose della nostra vita, quelle vicine e quelle lontane, fatti insignificanti e tragedie, la terra, l’amore e la guerra.

Prima di tutto l’incontro, chissà se è teatro, in fondo siamo anche contadini.

Eppure c’è una ragnatela di fili sottilissimi che unisce tutto, che ci unisce tutti, uomini, bestie, semi, frutti e foglie. Forse è per questo che ci ritroviamo attorno al “teatro di terra”, per domandarci cosa è che ci unisce, quali dolori, quali gioie, quale destino abbiamo in comune su questo mondo-trottola.

Insieme mangiare, bere, piangere e ridere mentre il tempo passa e ci lascia inevitabilmente diversi da quello che eravamo un’ora prima, prima di incontrarci, eppure tutti egualmente prigionieri di quella ragnatela di fili che unisce i segni, le azioni, le parole e le cose.

di Paola Berselli e Stefano Pasquini

con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini

regia Stefano Pasquini

Teatro delle Ariette, in coproduzione con Volterrateatro


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