Un cast multietnico per affrontare i temi della punizione, della giustizia e del crimine

Se c'è un artista che non necessita di presentazioni è sicuramente Peter Brook. Il rivoluzionario maestro del teatro internazionale, più volte ospite di Romaeuropa Festival, torna con il suo ultimo spettacolo diretto insieme a Marie-Hèlène Estienne.
Un cast multietnico per affrontare con la maestria e quel consueto tocco lirico che caratterizza la scrittura scenica di questo gigante del teatro mondiale, i temi della punizione, della giustizia e del crimine. Un uomo siede da solo davanti a un'enorme prigione in un paesaggio desertico. Chi è? E perché si trova in questo luogo? È una sua libera scelta oppure sta scontando una qualche forma di punizione? E coloro che sono dentro il carcere che crimini hanno commesso? Come guardano a loro volta l'uomo che li sta osservando? È un pazzo o forse un dio?
Cos'è la redenzione e quale il significato del termine giustizia in un mondo dove carcerati e guardiani si scrutano reciprocamente ponendosi le stesse domande?

Cosa c'è al centro di mondi differenti e, solo in apparenza, lontani? Per la trentatreesima edizione di Romaeuropa Festival al centro ci sono le storie, tutte le visioni e suoni dei suoi 300 artisti ospiti. Al centro c'è la danza, il teatro, l'arte visiva analogica e digitale, la performance e lo spettacolo dal vivo, come strumenti e mezzi in grado di mettere in comunicazione idee e realtà agli antipodi. Dal 19 settembre al 25 novembre quattro continenti convergono tutti al centro della città eterna, trasformando Roma nel cuore dello scambio tra mondi, tra diversità culturali e geografiche, che si amalgamano in una sola, grande narrazione, che noi chiamiamo Romaeuropa Festival 2018.


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