Liberamente tratto da Joseph Conrad

In questo racconto di mare l’equipaggio del piroscafo Nan-shan ha un compito: affrontare il tifone sospingendo pazientemente la nave quasi perduta sopra la furia delle onde, diritta contro l’occhio stesso del vento, senza cercare di aggirarne con l’astuzia il furore. L’arte della scrittura di Conrad viene dal mare e contiene in sé molto di più della vicenda che racconta. Dietro la superficie dei fatti il mare, il piroscafo, l’equipaggio, il capitano, il tifone stesso diventano figure che mettono in relazione il mondo esterno con il mondo interiore dell’autore; la tecnica del mare con quella della scrittura. Mettere alla prova la propria tecnica di fronte a una forza immane, traduce l’impresa analoga dell’arte di fronte all’assolutismo della realtà.

Tifone è una parola echeggiante, dove il suono, attraverso i fonemi che lo compongono, simula il soffio del vento. Su questa parola, voce e pianoforte, e con la tecnica che gli è propria, incontrano il mare, così come lo incontra una nave in lotta contro le onde di un oceano. La voce fronteggia la forza del vento e il terrificante punto immoto del centro del tifone; la contiguità paradossale tra il silenzio e il caos rotante. Il pianoforte mette in crisi la relazione tra testo, voce e suono e tuttavia crea un’ulteriore via di dipendenza e di forza. A questo strumento tocca il compito del paesaggio, alla voce quello della resistenza e dell’introspezione.

TIFONE

per pianoforte e “viola”

liberamente tratto da Joseph Conrad

per pianoforte e “viola”

adattamento e regia di Chiara Guidi

musiche originali di Fabrizio Ottaviucci

con: Chiara Guidi e Fabrizio Ottaviucci

cura del suono: Marco Canali

produzione: Socìetas Raffaello Sanzio


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