Una dedica con amore allo scrittore di 'Colazione da Tiffany' e 'Sangue Freddo'

Uno spettacolo da e su uno dei piu? grandi scrittori americani del '900, in uno spazio teatrale mutevole e leggero, una pelle prismatica di camaleonte pronto alla trasformazione, com'era la lucentezza della prosa dell'autore di A sangue freddo, di cui quest'anno ricorrono i 50 anni dalla prima pubblicazione. "Tutta la letteratura e? pettegolezzo", cosi? Truman Capote liquidava con una delle sue abituali provocazioni anti- letterarie qualsiasi visione sacrale dell'arte e dell'artista. Pettegolezzo inteso come svelamento di cio? che non si sa, indagine sui lati oscuri dell'America, in modo leggero e profondo, snob e vivace come un vodka martini. E? il Capote piu? irriverente quello che Massimo Sgorbani disegna per Gianluca Ferrato, un dandy, un esibizionista, un personaggio pubblico prima ancora che un grande scrittore: l'anticonformista per eccellenza, che puo? permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della societa? letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti.

La scelta drammaturgica di Massimo Sgorbani

Massimo Sgorbani non restituisce a Truman Capote quello che lui stesso ha saputo esprimere di sé. Ne prende in prestito il personaggio per riportare alla memoria il talento artistico che lo contraddistingue, anche a chi lo legge a distanza di anni: "Pur assumendomi la responsabilità della mia anacronia, ho solo cercato di raccogliere quel che Truman Capote ha seminato. Questo è quello che mi 'ha raccontato', con la straordinaria leggerezza di chi chiacchiera sorseggiando un Vodka Martini. Il lato oscuro di un'America che altri – prima, insieme e dopo di lui – hanno esplorato. La paura dello sconosciuto che minaccia la tua famiglia e la tua proprietà. La paura (e insieme l'attrazione) che suscita il 'diverso', ma anche la paura che lo stesso diverso prova sentendosi tale e tentando di essere accettato, salvo scoprirsi in extremis 'tollerato' (come diceva Pasolini) solo ipocritamente, e riappropriandosi dell'unica identità che, a ben vedere, gli e? stata realmente concessa: quella di intruso, di presenza minacciosa".

di Massimo Sgorbani

in collaborazione con Teatro Nazionale della Toscana

con Gianluca Ferrato

scene Massimo Troncanetti

costumi Elena Bianchini e Fondazione Cerratelli

assistente alla regia Jonathan Freschi

impianto e regia Emanuele Gamba

Florian Metateatro in collaborazione con Teatro Nazionale della Toscana


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