In scena a Roma la giovane Compagnia de' Mirjade con un originale allestimento tra teatro, danza e improvvisazione, ispirato al romanzo di Italo Calvino: Le città invisibili. Il suo genio narrativo ha ispirato prima il giovane scenografo Leonardo Locchi, che suggestionato dal romanzo, ha creato otto leggere installazioni in sottili fili metallici, raffiguranti città-anima, città-gabbie dell’essere, città-simbolo. Come in un magico contagio di creatività, la narrativa suggerisce visioni all’arte e quest’ultima ispira il teatro. Comincia così la ricerca teatrale della Compagnia De’ Mirjade, che improvvisando, ispirata dai lavori di Leonardo, ha generato materiale denso di impressioni, visioni, percezioni, emozioni tanto da suggerire l’idea per il nuovo spettacolo. Una storia del tutto nuova, uno dei possibili seguiti delle Città Invisibili. La novità rispetto al romanzo calviniano è la presenza dell’espediente scenico e metanarrativo della giovane erede dell’ imperatore Kublai Khan. Tra curiosità e desideri dell’imperatore, interrogativi e provocazioni del viaggiatore, raccolti nel grande memoriale di Kublai, sarà lei la protagonista di un viaggio della memoria tra le città-musica, città-danza, città- parola, città assurde, invisibili, terre visitate/narrate per offrire la risposta agli interrogativi sull’esistenza.
La messinscena estremamente evocativa rispetta la concezione calviniana della realtà complessa, sfaccettata, quasi priva di concretezza, fluida e puramente mentale, che si realizza nella fantasia. Il fine è cogliere “le città invisibili”, ovvero non la loro inesistenza bensì quello che nascondono e che sfugge ai nostri occhi, il “discorso segreto”, le “regole assurde” e le “prospettive ingannevoli” che si celano dietro di esse.
La linea registica, in pieno accordo con l’idea calviniana delle “città costruite come sogni, fatte di desideri e di paure”, predilige un gioco scenico che suggerisce all’ immaginazione dello spettatore le atmosfere, invitandolo a fare un viaggio della mente. Veli, materiali bucati, corde, gioielli, pochi elementi contro effetti di sola luce creano ambienti onirici, tra vita e morte, desideri e paure, contemporaneità e caducità, fragilità, leggerezza, instabilità, ingannevolezza e opulenza, tipiche delle nostre città, sempre meno vivibili.
La giovane regista, nella sua opera prima, vuole in scena città simbolo della complessità e del disordine della realtà, città contemporanee che vivono l’uomo, fagocitandolo e privandolo sempre più spesso del contatto con se stesso e con l’altro.
Il suggerimento è quello di scoprirsi e di, parafrasando Calvino, “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, che viviamo tutti i giorni, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Informazioni, orari e prezzi

Teatro San Genesio

Info: 06.3223432

info@teatrosangenesio.it

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