Una visita organizzata dall’Associazione Culturale Esperide

Abitato sin da tempi antichissimi, il XVI quartiere di Roma fu teatro di importanti avvenimenti storici. Oltre ad essere stata la residenza della gens Claudia, sembra che il nome stesso “Monte Sacro” sia derivato dal monte in cui si recavano gli àuguri per predire il futuro osservando il volo degli uccelli. Nel Medioevo fu costruito quello che tutt’oggi rappresenta uno dei principali simboli dell’intero quartiere, il Ponte Nomentano, dove la leggenda vuole che fosse avvenuto il primo incontro tra Carlo Magno e Leone III. Ma la vera storia di città-giardino ha inizio nel 1919 quando venne istituita la “Cooperativa Città Giardino Aniene”, fusione dell’Unione Edilizia Nazionale e dell’Istituto Case Popolari, al fine di definire un progetto per un quartiere destinato alla classe medio borghese dei dipendenti dei Ministeri e delle Ferrovie dello Stato. Fortemente influenzato dalle “Garden Cities” inglesi, così come il quartiere Garbatella, la nuova “Città Giardino Aniene” fu affidata alle capacità dell’architetto Gustavo Giovannoni, il quale si occupò della realizzazione di abitazioni con sistema “a villini” inseriti nel verde accompagnati da servizi indipendenti: scuola, chiesa, ufficio postale, parco pubblico. Per le case venne scelto come stile architettonico il cosiddetto “barocchetto”, lo stile ispirato ai motivi diffusisi tra il XVI e il XVIII secolo a Roma, mentre per gli edifici pubblici il razionalismo. Tutti gli edifici facevano poi capo a Piazza Sempione, che ancora oggi incarna l’ingresso scenografico al quartiere, opera di Giovannoni e Innocenzo Sabbatini. Il quartiere è ricordato per aver ospitato personaggi come Rino Gaetano, per aver ispirato D’Annunzio in alcuni verso del suo “Piacere” e fu scelto da Vittorio de Sica per scena del film “Ladri di Biciclette”, girata su ponte Tazio.


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