Una visita guidata organizzata dall'Associazione Esperide

Abitato sin da tempi antichissimi, il XVI quartiere di Roma fu teatro di importanti avvenimenti nel corso della storia. Oltre ad essere stata la residenza della gens Claudia, sembra che il nome stesso "Monte Sacro" sia derivato dal monte in cui si recavano gli àuguri per predire il futuro osservando il volo degli uccelli. Sempre sul Monte Sacro nel 494 a.C. e nel 448 a.C. la Plebe fece partire la prima grande rivolta contro la classe patrizia. Nel Medioevo fu costruito quello che tutt'oggi rappresenta uno dei principali simboli dell'intero quartiere, il Ponte Nomentano, dove la leggenda vuole che fosse avvenuto il primo incontro tra Carlo Magno e Leone III. E sempre a Montesacro Simón Bolívar giurò in favore della liberazione delle popolazioni del Sudamerica. Ma la vera storia di città-giardino ha inizio nel 1919 quando venne istituita la "Cooperativa Città Giardino Aniene", fusione dell'Unione Edilizia Nazionale e dell'Istituto Case Popolari, al fine di definire un progetto per un quartiere destinato alla classe medio borghese dei dipendenti dei Ministeri e delle Ferrovie dello Stato. Fortemente influenzato dalle "Garden Cities" inglesi, così come il quartiere Garbatella, la nuova "Città Giardino Aniene" fu affidata alle capacità dell'architetto Gustavo Giovannoni che si occupò della realizzazione di abitazioni con sistema "a villini" inseriti nel verde accompagnati da servizi indipendenti. Per le case viene scelto come stile architettonico il cosiddetto "barocchetto", lo stile ispirato ai motivi diffusisi tra il XVI e il XVIII secolo a Roma, mentre per gli edifici pubblici il razionalismo. Tutti gli edifici facevano poi capo a Piazza Sempione, che ancora oggi incarna l'ingresso scenografico al quartiere, opera di Giovannoni e Innocenzo Sabbatini. 


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