Tornano gli incontri di arte e musica del sabato mattina

Dallo scorso anno l'Oratorio del Gonfalone ha inaugurato un nuovo filone di attività, Il Gonfalone si racconta, che ha lo scopo di far conoscere la storia del complesso e della splendida sala affrescata. I due appuntamenti, rispettivamente sabato 23 novembre e 14 dicembre, alle ore 11, prevedono una visita guidata del sito, effettuata dallo storico dell'arte Mirko Baldassarre, e l'esecuzione estemporanea del Salve Regina RV 616 di A. Vivaldi e dell'aria Io per me non cangerei, tratta dall'oratorio San Giovanni Battista di A. Stradella, con Angela Naccari (clavicembalista/continuista) ed Enrico Torre (controtenore). Il pubblico avrà modo di conoscere la storia degli affreschi che adornano la sala, e di ascoltare il repertorio musicale dell'epoca in cui questi furono realizzati. Il programma musicale scelto per l'occasione si propone di divulgare anche la vicenda umana dei castrati, la loro voce brillante, fresca e penetrante, che oggi, com'è noto, è interpretata dai controtenori.
L'attuale Oratorio, situato in via del Gonfalone 32A , fu costruito nel 1544 sul luogo dove era prima situata la chiesa di S. Lucia in Xenodochio, risalente al XII secolo.
Le origini della Compagnia del Gonfalone rimontano al XIII secolo. Fu il papa Clemente IV che, con "Breve " del 1267, riconobbe ufficialmente la Compagnia. Questa, costituita poi in Confraternita, era strettamente collegata con l´opera svolta dai grandi Ordini religiosi, e particolarmente quelli Agostiniano e Francescano, tanto che fu San Bonaventura da Bagnoregio l´ispiratore dell´istituzione cui pare prescrivesse anche l´abito bianco con la croce rossa e bianca in campo azzurro.
La parola "gonfalone" sta a indicare lo stendardo che l'antica Confraternita insediata utilizzava durante le processioni. La sala interna, dove da oltre cinquant'anni si svolgono i concerti della stagione concertistica del "Coro Polifonico Romano – Gastone Tosato", offre allo spettatore una serie di preziosi affreschi che ritraggono le "Storie della Passione di Cristo", dodici opere realizzate dai principali esponenti del Manierismo romano. Il ciclo inizia con l´entrata in Gerusalemme, prosegue con l´Ultima Cena, l´Orazione nell´orto, la Cattura di Cristo, Cristo davanti a Caifa, la Flagellazione, l´Incoronazione di spine, l´Ecce Homo, la Salita al Calvario, la Crocifissione e si conclude con la Resurrezione.
Le scene sono inquadrate da una intelaiatura architettonica formata da colonne tortili ispirate alle colonne vitinee dell´antica Basilica di San Pietro. Il ciclo fu eseguito tra gli anni 1569 e 1576, quando era cardinale protettore dell´Oratorio Alessandro Farnese, il cui stemma si trova sul soffitto ligneo intagliato da Ambrogio Bonazzini, uno dei più grandi specialisti dell´epoca, ed è un esempio di rara e pregevole qualità.
E´ probabile che il compito dell´intero lavoro sia stato affidato a Jacopo Bertoja, pittore parmense giunto a Roma nel 1568. L´artista però venne chiamato poco dopo dallo stesso Cardinale Farnese a Caprarola: iniziò così l´avvicendamento di numerosi artisti quali Lucio Agresti, Raffeallino da Reggio, Federico Zuccari, Cesare Nebbia, Marcantonio dal Forno e Marco Pino.
La decorazione pittorica dell´ambiente è fondamentale nella storia delle arti figurative, perché rappresenta il primo esempio di pittura ispirata agli ideali etici ed estetici della Controriforma, che continuò a dominare la cultura artistica italiana ed europea per almeno due secoli.


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