4 opera: Vincent Van Gogh "Ulivi con cielo giallo e sole"

Scrive Van Gogh alla madre il 2 luglio 1889 "Qui ci sono dei campi bellissimi con ulivi dalle foglie grigio argento, come salici cimati. Non mi stanco mai del cielo azzurro".
Cari amici, la quarta opera che ho scelto per il mio progetto "Stare a casa è un'arte" è un dipinto di Vincent Van Gogh, intitolato "Ulivi con cielo giallo e sole" del 1889.
Non è l'unica volta che Vincent dipinge gli ulivi, anzi.
Dal maggio 1889 a maggio 1890 - periodo del suo ricovero nell'ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence - ne realizza oltre diciotto soggetti, una vera e propria ossessione. Ma anche un rifugio e una ricerca di pace interiore per i suoi nervi provati.
Ho scelto di pubblicare questo dipinto - e non un altro con lo stesso tema - per il cielo giallo e il sole che l'autore tiene a sottolineare anche nel titolo.
I colori cosi accesi e vibranti potrebbero trarre in inganno: Vincent dipinge in realtà la scena in autunno, lo percepiamo dalle posizione delle ombre rispetto al sole che sta scendendo dietro le montagne ad ovest. L'autore stravolge ciò che vede, non rappresenta più il paesaggio che ha di fronte, ma quello che sente nel suo cuore e di cui ha disperato bisogno: la luce e il colore caldo del sole.
Una richiesta d'aiuto, l'ultima.
Lui, il buon Vincent - come scriveva l'amico Paul Gauguin - nato nei Paesi Bassi (dove di luce ce n'era poca) la inseguì per tutta la sua breve vita, riuscendo a fissarla solo negli ultimi anni: i girasoli, campo di grano con volo di corvi, la sua stanza ad Arles. Cercava la luce, perchè in essa vedeva il suo desiderio più grande: il calore dell'amore.
E quell'anno trascorso a Saint Remy - dove aveva il permesso di uscire e dipingere - sarà il periodo della svolta nella sua arte: incantato dagli ulivi che circondavano l'ospedale, in loro ritrova il simbolo della vita e dell'unione tra l'uomo e Dio. Sente il legame forte con Cristo, lui che era molto religioso: come Gesù morì sulla croce per redimere l'umanità dal peccato, così anche il pittore deve affrontare la sofferenza - crisi della sua salute mentale - per raggiungere la calma spirituale.
Guardate quel sole: così potente da irradiare tutto il cielo di giallo, quasi da bruciare la terra e far scappare lontano le ombre degli alberi. Come se l'artista fosse ben consapevole del poco tempo che gli rimaneva, quella "brama di vivere" lo aveva consumato nelle notti insonni, convinto ad insistere con il colore sulla tela come fosse una sfida, a stendere non solo il giallo, ma anche il verde e l'arancione con le dita senza l'uso del pennello fino a creare una stratificazione dell'opera che diverrà quasi scultorea e sarà fonte d'ispirazione per Pollock. Quel ritmo delle linee ondulate e nervose dei tronchi e dei rami dell'albero, come fossero tante mani risorte dalla terra che aggrappandosi al verde delle foglie sembrano trovare un pò di pace... come l'animo tormentato di Vincent.
Egli scrive a proposito dei vulnerabili, ulivi nodosi:
"Sto lottando per catturare gli ulivi. Sono vecchi d'argento, a volte con più blu in loro, a volte verde, bronzato, dissolvenza bianco sopra un terreno che è di colore giallo, rosa, viola colorato arancione ... molto difficile! Ho scoperto che il fruscio dell'oliveto ha qualcosa di molto segreto in esso, e immensamente antico. E' troppo bello per noi avere il coraggio di dipingere o essere in grado di immaginare."
Coraggio e immaginazione, i migliori farmaci per la nostra mente. Oggi più che mai.

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