5 opera: Marc Chagall "L'apparizione della famiglia dell'artista"

"Esistono molti tipi di abbracci,
ma i più veri ed i più profondi
sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti.
Il più delle volte un abbraccio
è staccare un pezzettino di sé per donarlo all'altro
affinché possa continuare il proprio cammino meno solo".
Pablo Neruda

Cari Amici, la quinta opera che ho scelto per il mio progetto "Stare a casa è un'arte" è un dipinto di Marc Chagall, intitolato "L'apparizione della famiglia dell'artista" del 1947 e conservato al Musée National d'Art Moderne a Parigi.
Quando il Maestro termina la tela si trova in America, lontano dal suo mondo: Vitebsk - l'amato paese dove è nato, nell'attuale Bielorussia - la famiglia, gli affetti più cari.
Un isolamento forzato: in seguito alle leggi razziali, è costretto ad attraversare l'oceano e ad approdare laddove la libertà di pensiero, di religione e soprattutto la libertà dalla paura è ancora possibile.
Non è un periodo felice per Marc - seppur segnato da importanti mostre nei luoghi più prestigiosi che lo consacrano artista di fama mondiale - egli perde l'adorata compagna di una vita, Bella, quella "ragazza dal colorito pallido e dai grandi occhi neri..." incontrata una mattina d'inverno sul ponte della loro città e che l'aveva seguito ovunque, contro il parere dell'opinione pubblica - lei, ricca e colta, si confondeva con un pittore di umili origini che le portava in dote solo il suo grande amore- colei che diverrà negli anni moglie, amica, musa e madre della prima figlia, Ida.
L'arte e il sogno tendono la mano al pittore seduto davanti la tela, stavolta però deve voltarsi per trovare l'ispirazione... ed eccoli, sono tutti lì ad aspettarlo: il fratello David vestito di giallo, le sue sorelle Liza e Anna a braccia aperte impazienti di stringerlo, la zia Zinaida arrampicata sul tetto che suona il violino - le melodie della musica klezmer accompagnano da sempre i matrimoni e funerali nella tradizione degli ebrei chassidici - Bella, vestita da sposa - compare ben due volte, accanto all'artista e alle sue spalle con un mazzo di fiori in mano, simbolo di bellezza, di gioia e di vita - i suoi genitori - il padre Zahar stretto alla Torah, con gli occhi chiusi - quell'uomo dal cuore semplice, poetico e cullato dal silenzio - la madre Feiga-Ita, donna intraprendente e coraggiosa - lei per prima portò il figlio in una scuola di pittura, quando questa pratica era quasi vietata: Marc le sarà grato per tutta la vita - lo zio Neuch mentre legge la Bibbia e non molto distante la sua mucca con l'occhio umano rivolto verso il cielo... in dialogo diretto con il volto di Dio, percepito tra le ali dell'angelo che scende a proteggere questa scena sacra.
In basso a destra, un uomo fugge di nascosto con l'ombrello - è l'ebreo errante, è Chagall - accanto il lui il gallo - il risveglio, la nuova vita - e Vitebsk con i suoi tetti, la sue sinagoghe, la sua atmosfera "triste e gaia" sempre presente nell'arte del Maestro che appoggia la mano destra sul cuore e guarda con infinita tenerezza i suoi affetti più cari, a loro giura fedeltà eterna.
Per metà la tela è immersa nelle tante sfumature di blu, leitmotiv della pittura di Marc, il colore dell'anima, dello spirito, della nostalgia.
Per l'altra metà la tela è rossa, metafora di passione, di sangue, di sofferenza e di rinascita.
Ho scelto questa tela oggi pensando alle parole di Chagall: "I miei dipinti sono i miei ricordi. Sono lontano da tutti loro, ma li porto sempre nel cuore. Ovunque andrò, la mia famiglia sarà sempre con me".

Per tutti noi che in questi giorni vorremmo abbracciarci e sentirci più vicini, ricordiamoci che la forza dell'amore ci unisce e ci fa sentire meno soli.


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