"Finché esisteranno finestre, l'essere umano più umile della terra avrà la sua parte di libertà"
Amélie Nothomb

La sesta opera che ho scelto per il mio progetto "Stare a casa è un'arte" è un dipinto di Gustave Caillebotte, intitolato "Interno, donna alla finestra" del 1880.
L'opera viene presentata alla quinta mostra Impressionista ed è accolta da critiche contrastanti. Colpisce il realismo, la messa in scena fotografica, il silenzio dei due protagonisti che già presagisce le atmosfere americane di Edward Hopper.
L'autore della tela, uomo colto e raffinato, rende omaggio alla letteratura del suo tempo: Gustave Flaubert ha da poco pubblicato la sua Emma Bovary e Charles Baudelaire i suoi Fiori del male.
Guardando la sagoma della donna in controluce, ritornano in mente i versi dello scrittore francese che descrive cosi' la sua eroina: "Quanto a lei, la sua vita era fredda come un granaio esposto a nord, e la noia, ragno silenzioso, tesseva nell'ombra la sua tela in ogni cantuccio del suo cuore ".
La protagonista del dipinto osserva la vita al di là della finestra incorniciata dal prezioso merletto bianco e dalla morbida tenda blu di velluto, oltre il balcone liberty in direzione del palazzo di fronte dove il suo sguardo incontra altri due occhi.. un dialogo muto e un sollievo per l'anima.
Forse un'amica nella sua stessa condizione, oppure un amante misterioso che possa condurla fuori da quell'interno borghese.
Sopra la finestra , un'insegna pubblicitaria.
Seduto vicino a lei, suo marito. Sono vicini nel dipinto, ma distanti nei sentimenti: non si guardano, il dialogo è sospeso, tra di loro c'è indifferenza e un'abitudine al limite della sopportazione. L'uomo pare soddisfatto dalla lettura del giornale, non ha bisogno di guardare altrove.
La donna in piedi è solo apparentemente calma, nel suo cuore vi è un desiderio di libertà che solo la finestra può appagare.
Gustave è un affascinato dalla realtà che lo circonda, documenta la trasformazione della Parigi di fine '800 voluta dal Barone Haussmann, descrive con entusiasmo gli eleganti Boulevard e le meravigliose ringhiere dei balconi in ferro battuto, tiene a ritrarsi nei dipinti come testimone del suo tempo. Lui, che aveva studiato legge, destinato a fare il giudice come suo padre, solo in seguito ad un viaggio in Italia e all'incontro con la pittura di Giuseppe de Nittis rinuncia a qualsiasi velleità forense.
Al Cafè Guerbois discute con Degas e Monet, ammira Renoir e Pissarro divenendo il loro amico più fidato e il mecenate più generoso: "Compro i quadri degli Impressionisti che nessuno vuole..." disse più di una volta. Finanzia quasi tutte le loro mostre. Colleziona le loro opere.
Con mirabile lungimiranza, scrive nel suo testamento che questi dipinti non dovevano esser dimenticati in soffitta, ma conservati dopo il loro giusto riconoscimento al Museo del Louvre. Oggi, grazie a Gustave Caillebotte, possiamo ammirarli anche al Museo d'Orsay.
In questi nostri giorni di azioni limitate, ciascuno con la sua vita a casa diversa dall'altro, guardare fuori dalla finestra ancora ci permette di sognare un futuro migliore.

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