8 opera: Auguste Rodin "La danzatrice"

"L'uomo danza dalla notte dei tempi.
Anticamente si pensava che la danza potesse guarire dalla malattia. Nei secoli fino ad oggi si è danzato per festeggiare la fine della guerra, per conquistare i favori degli Dèi, per ringraziare i Santi, per richiamare gli spiriti a sé o per tenerli lontani... si è danzato per allontanare la notte, per esorcizzare il male, per non sentire il dolore... si è danzato per diventare genitori... si è danzato per celebrare il sole,la vita, le feste, l'amore... si danza per conquistare, si danza per tenersi in forma, per vincere, per non morire... come diceva Isadora Duncan: la danza è l'eterno risorgere del sole"

L'ottava opera che ho scelto per il mio progetto "Stare a casa è un'Arte" è un acquarello di Auguste Rodin, intitolato "La danzatrice" del 1902.
Questa è la Settimana Internazionale della Danza e ho pensato alla ballerina Elena Barsotti fotografata pochi giorni fa nei luoghi simbolo di Firenze, da sola con la mascherina ed il suo talento.
Ho pensato alla danza in casa dei Maestri di ballo dell'Opera di Roma, ai loro passi tra la cucina e il salotto,ai loro plié mentre si gustano una tisana, alle loro lezioni di flessibilità con i figli e agli esercizi in appoggio su una mensola della camera da letto... sulle note del celebre "Sul bel Danubio blu" di Strauss.
Mi è venuta in mente  Isadora Duncan, colei che ideò la danza moderna e che fu la musa di grandi artisti del Novecento.
Auguste Rodin non poté fare a meno di plasmare quel corpo sensuale, di una grazia splendida, dolce come le divinità greche alle quali si ispirava.
La danzatrice è lei.
Isadora ricorda l'incontro avvenuto nello studio dello scultore con queste parole: "Da quando avevo vista la sua opera all'Esposizione, il genio di Rodin mi aveva ossessionata. Mi diressi un giorno verso il suo studio in Rue de Universitè... arrivai, e lui mi mostrò le sue opere con la semplicità dei grandi. Sprigionava fuoco come da una fucina. Mi misi la tunica e danzai per lui un idillio di Teocrito. Mi guardava con i suoi occhi lucidi, con la stessa espressione che aveva davanti alle sue opere, si avvicinò a me".
Il Maestro è rapito dalla scena e  disegna sulla carta il flusso continuo del movimento, vuole catturare la forza espressiva della figura umana, l'estasi nel volto della modella e il suo ballare a piedi nudi... come fosse in uno stato di trance che la eleva a energia spirituale.
Come la danza dei dervisci rotanti in Turchia che avvicina all'Assoluto.
Come le zingare del deserto di Franco Battiato.
Come il vortice della gonna di Jenny ricordata dal suonatore Jones in un ballo di tanti anni fa.
Lo stesso scultore sembra obbedire, durante quelle sedute, ad una potenza immobile e sovrumana.
Auguste libera la mano sul foglio in un gesto veloce, senza mai perdere il contatto visivo con il soggetto che ha davanti.
Lui stesso scrive: "Tutto deve scorrere con naturalezza dal mio occhio alla mia mano... guardate ! Che cos'è questo disegno? Mai una volta tracciando il contorno di questa forma ho distolto lo sguardo dal modello, per assicurarmi che nulla potesse distrarmi dalla comprensione che ne avevo. Nessun pensiero sulla tecnica ha potuto arrestare il flusso di sensazioni che dagli occhi correva alla mano.."
Quando decide di colorare i suoi disegni, utilizza l'acquarello: tecnica rapida e veloce. Questa nostra opera ne è un esempio... il giallo disteso sul corpo e su parte del volto, l'azzurro nella tunica, il viola chiaro dello sfondo, simbolo di ingresso all'ispirazione divina.  
Custodita per molti anni in un armadio dell'atelier privato dell'artista, possiamo oggi ammirarla grazie all'ostinazione e allo studio dei curatori del Museo Rodin.
L'opera rivela l'amore per la vita, colta in ogni angolo del corpo femminile e sempre attesa anche quando sembra esser stata messa in pausa, anche nei momenti di transizione e indugio - come i nostri giorni- la certezza che il sole tornerà a splendere è la nostra forza.

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