9 opera: Santiago Rusinol "La romanza"

"La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare" Ezio Bosso
Cari Amici, la nona opera che ho scelto per il mio progetto "Stare a casa è un'arte" è un dipinto di Santiago Rusinol, intitolato "La romanza" del 1894 e conservato al Museo Nazionale dell'Arte Catalana di Barcellona.
L'autore è stato un importante personaggio del Rinascimento letterario e culturale della Catalogna, scrittore di poemi in prosa quali Orancionsé drammi come L'alegria que passa e novelle di costume L'auca del senyor Esteve che fu adattata a teatro da lui stesso nel 1917.
Per un lungo periodo visse a Parigi, nel quartiere bohèmien di Montmartre. Qui, durante gli anni della Belle Epoque, nella casa più antica e più affollata di artisti a Rue Cortot (oggi divenuta un museo) incontrò il pianista e compositore Erik Satie e Suzanne Valadon, modella e pittrice, madre di Maurice Utrillo.
La loro relazione turbolenta, segnata da liti epocali e appassionate riappacificazioni colpì l'ispirazione di Rusinol: ne "La romanza" i due protagonisti sono Suzanne che suona il pianoforte e Erik che la guarda rapito.
Il volto di lei è illuminato da una luce che sembra quasi un'aurea divina, come se la musica elevasse il suo spirito ad una dimensione superiore. Lo sguardo fisso allo spartito e le dita che accarezzano i tasti, quasi fusi insieme, sono un tutt'uno di mani e strumento musicale. Il temperamento di Suzanne è svelato dall'abito rosso fuoco: simbolo della lussuria, del desiderio, dell'ardore.
Colei che fece perdere la testa a tanti: Renoir ne delineò le curve dolci e sinuose del corpo, Puvis de Chavannes la dipinse come Venere, Toulose Lautrec la vide come una spregiudicata ballerina del Moulin Rouge e la incoraggiò a mostrare i suoi disegni a Edgar Degas, che ne rimase incantato e divenne il suo mentore, chiamandola "la bella Marie". Infatti, il suo nome reale era Marie Clementine: Suzanne in riferimento al noto racconto biblico di Susanna e i vecchioni, perché la giovane donna era sempre circondata da uomini molto più grandi di lei.
Erik le dedica poesie, composizioni musicali, la guarda come fosse una Dea. si mette in un angolo, lascia a lei la prima scena al piano (lui che era un musicista affermato), appoggia la testa alla mano destra e la ascolta suonare, la ascolta e basta, potrebbe rimanere in quest'atteggiamento per ore, giorni, mesi: la sua espressione è serena, di colui che ha trovato la pace e la felicità nella donna che ama e che suona il suo bel pianoforte in legno scuro, amico e confidente prezioso. Nello sfondo, i dipinti di Suzanne che richiamano lo stile Impressionista dell'epoca.
Sapevo già da settimane che la nona opera da me selezionata era dedicata alla musica. Non trovavo quella frase, quell'incipit di inizio alla mia spiegazione, non ero ancora stata sorpresa da una riflessione profonda, da un'ispirazione immediata. Ho scelto questo dipinto perché mi ha colpito lo sguardo di Erik Satie, il suo ascoltare silenzioso e assorto, l'amore assoluto per Suzanne.
Poi, questa mattina, la notizia: Ezio Bosso è partito per il suo ultimo viaggio. Ho pensato alla sua frase sull'importanza di ascoltare, e l'espressione di Satie ne è stata la conferma piena.
Ho pensato a Lui, a quando lo vidi in televisione nel 2016 e il giorno dopo già mi ero affrettata a comprare il biglietto per il suo concerto all'Auditorium di Roma. Che concerto! Quante emozioni, quanta poesia, quanta commozione, che lezione di vita. Dovevo ripetere quell'esperienza, mi aveva fatto bene all'anima.
A distanza di pochi giorni, comprai un altro biglietto per il suo concerto al Teatro Greco di Taormina. Organizzai il viaggio, in estate, ed il 5 agosto ero al mio posto, una serata indimenticabile, della quale ricordo ogni istante.
Al termine, il Maestro annunciò che quello sarebbe stato il suo ultimo concerto dal vivo, io ero consapevole di esser stata parte di qualcosa di grande, di un evento unico, memorabile.
Grazie magnifico Ezio Bosso, la Tua musica rimarrà per sempre nel mio cuore.

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