"Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un'arte" Francois de La Rochefoucauld
Cari Amici, la decima opera che ho scelto per il mio progetto "Stare a casa è un'arte" è un dipinto di Annibale Carracci, intitolato "Il mangiafagioli" del 1584 e conservato presso la splendida Galleria di Palazzo Colonna a Roma.
L'autore è originario di Bologna dove affresca alla fine del XVI secolo le sale di Palazzo Fava, Palazzo Sampieri e Palazzo Magnani in collaborazione con il fratello Agostino e il cugino Ludovico - con i quali lavora anche a Roma, nella meravigliosa Galleria Farnese- sodalizio che li vede anche ideatori dell'Accademia degli Incamminati, scuola promotrice dell'imitazione del reale, privo di qualsiasi enfasi.
Risale difatti al periodo emiliano il nostro dipinto, una scena di vita quotidiana, un uomo sorpreso dall'osservatore nell'atto di mangiare un gustoso piatto di fagioli. Una pietanza nutriente, perfetta per tutti coloro che non possono permettersi di comprare la carne o il pesce.
Nell'Antico Egitto, tale legume era considerato il simbolo dell'immortalità per la sua proprietà di riottenere freschezza in ammollo nell'acqua.
Osserviamo I tratti del volto del nostro protagonista: non sono grotteschi (caratteristiche che invece ritroviamo in alcuni dipinti del Passerotti, conterraneo dell'autore) anzi, c'è una volontà evidente di restituirgli dignità: egli probabilmente è in un momento di pausa breve dal lavoro, non ha il tempo di togliersi il cappello di paglia un poco logorato prima di sedersi a tavola, è molto affamato.. il capo è chino sulla pietanza e quando si accorge di esser fissato stringe nella mano sinistra (ancora impastata di terra e con le unghie nere) un tozzo di pane: gesto istintivo, di difesa del proprio pasto.
Ci appare quasi spaventato: gli occhi sono spalancati, lo sguardo è da animale in fuga, la mano destra si blocca e dal cucchiaio cadono alcune gocce di brodo.. sulla tavola, osserviamo alcuni cipollotti, una pagnotta, al centro vediamo il piatto di ceramica dal bordo dorato che accoglie "l'erbazzone" (tipica specialità gastronomica reggiana: torta salata riempita con bietole, pancetta, prezzemolo e parmigiano ) a sinistra notiamo il coltello, la caraffa e il bicchiere di vino. Guardate, il calice non è in posizione comoda per l'uomo, è nascosto dietro il boccale. Un invito da parte dell'artista a scrutare la realtà con attenzione.
Il protagonista, di estrazione modesta e semplice, indossa una camicia aperta sul collo a maniche larghe e un pesante gilet di lana. La luce morbida - qualità della pittura bolognese, da Domenichino a Guido Reni- filtra attraverso la finestra della quale noi vediamo la forma a croce. Le tonalità del dipinto sono sfumate dall'ocra al marrone, tendente al grigio e al nero in alcune zone della scena restituendoci una visione omogenea e una toccante umanità.
Quella stessa dignità che ritroviamo in un'altra opera di Annibale "La bottega del macellaio" (per la prima volta la macelleria viene presentata come un luogo ordinato e pulito, dove i lavoratori compiono i gesti con serietà e concentrazione) quella stessa silenziosa dignità che ritroveremo nei "Mangiatori di patate" di Van Gogh e nel realismo francese di Courbet e Millet.. la dignità del lavoro, di chi onestamente si guadagna quel tozzo di pane che ha sul tavolo e che non ha pudore nel mostrare i segni della fatica che tale lavoro comporta.
Come diceva Gandhi: "Dio creò l'uomo perchè si procurasse il cibo con il lavoro e disse che chi mangiava senza lavorare era un ladro".
In questi giorni di isolamento a casa, può capitare di trovare rifugio e conforto nel cibo.
La pratica della degustazione, del mangiare, spesso di cercare nelle prelibatezze alimentari il piacere... non a caso, questo capolavoro del Carracci si trova sulla copertina del noto manuale di cucina "Il Talismano della felicità".
Non vedo l'ora di potervi accompagnare di nuovo nelle meravigliose sale di Palazzo Colonna, dimora magnifica e prestigiosa di Roma, cosi' da poter ammirare da vicino il "Mangiafagioli" di Annibale Carracci e godere finalmente delle sensazioni che tale luogo suscita ogni volta in noi.. Grazie sempre alla Direzione della dott.ssa Patrizia Piergiovanni, all'attenzione e alla cura di questi luoghi unici al mondo, alla loro Bellezza Eterna della quale sentiamo tanto la mancanza e avvertiamo il bisogno sempre, in questo periodo più che mai.

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