Un giorno d’arte: Il primo nucleo del Ghetto di Roma si formò nel secolo XVI, con la popolazione proveniente dal vicino Trastevere. Nel 1555 Papa Paolo IV costituì infatti il Ghetto di Roma ed emise la bolla cum nimis absurdum, che obbligava gli ebrei a vivere in un’area ben precisa e prevedeva una serie di limitazioni. Quello di Roma fu l'ultimo Ghetto a essere abolito in Europa Occidentale, soltanto nel 1883. L’area occupata dal Ghetto era davvero esigua: non più di tre ettari, dalla attuale Via del Portico d'Ottavia fino a Piazza delle Cinque Scole, al fiume Tevere, all'epoca privo dei muraglioni, costruiti dopo l'Unità d'Italia e la proclamazione di Roma capitale. Il Ponte Quattro Capi è chiamato anche “Pons Judaeorum” e permette il passaggio all'Isola Tiberina. Nei locali dell'antico ospedale israelitico sull’isola sono presenti le stanze della “sinagoga dei giovani”, molto amate appunto dai giovani ebrei romani. Si procede verso La Sinagoga, o il Tempio, come è chiamata dagli ebrei romani, testimonia la riconquistata cittadinanza della comunità israelitica dopo l’onta del ghetto. Gli architetti Armanni e Costa la costruirono nel 1904. Il Tempio, che doveva essere visibile da ogni punto panoramico della città, fu eretto tra i due maggiori simboli della ritrovata libertà romana: il Campidoglio, sede del Comune, e il Gianicolo, emblema delle battaglie risorgimentali.
Oggi la Sinagoga è visitabile dalla domenica al giovedì ad eccezione del sabato, giorno interamente dedicato al culto.
Una volta visitato l’edificio, vale sicuramente la pena fare una passeggiata nel Ghetto e, perché no, dedicarsi una pausa in uno dei tanti ristoranti kosher che la zona offre.
Proseguendo vediamo Piazza delle Cinque Scole: il nome ricorda il Palazzetto delle Cinque Sinagoghe che era in questo punto, e che scomparve con la ricostruzione. Dietro il Portico di Ottavia si osserva l'abside di S. Maria in Campitelli:durante il periodo nazista, gli israeliti del ghetto trovarono spesso conforto e protezione. Fra le colonne superstiti del Portico di Ottavia fu eretta nel Duecento la Chiesa di S. Angelo in Pescheria, sede delle prediche coatte. Il nome “in Pescheria” fa riferimento al mercato del pesce sviluppato in questa zona fin da epoca molto antica. Il Portico d’Ottavia Costruito nel II secolo a.C., in sostituzione del più antico Portico di Metello, per contenere i due templi di Giunone Regina, e di Giove Statore, il Portico d’Ottavia fu restaurato in età augustea, e dedicato alla sorella dell’imperatore, Ottavia.
Il passare del tempo, e diversi incendi, tuttavia comportarono il ricorso a successivi restauri, l’ultimo risalente nel 191 d.C.
I resti attualmente visibili appartengono, infatti, a questo periodo, ossia il propilèo d’ingresso ed il tratto di portico alla sua destra, fino all’estremo angolo meridionale. Nel medioevo, poi, sulle rovine del portico, furono edificati un grande mercato del pesce ed una chiesa, S.Angelo in Pescheria.
Il mercato era chiamato Forum piscium o di “Pescheria Vecchia” e la pietra a destra del grande arco del Portico è quanto ne resta: l’iscrizione latina posta lì vicino recita che “Debbono essere date ai Conservatori (del Campidoglio) le teste di tutti i pesci che superano la lunghezza di questa lapide, fino alle prime pinne incluse”.

Procedendo verso Via Arenula si può osservare a destra il vicolo della Reginella, utile a offrire un'idea, insieme al vicolo di S.Ambrogio, dei percorsi esistenti prima della ristrutturazione urbanistica. Un cartello in evidenza dice Sabra-Kosher: indica cioè un esercizio dal caratteristico nome ebraico nel quale si possono trovare alimenti secondo le regole alimentari ebraiche, con garanzia da parte del Rabbinato. L'isolato compreso tra i due vicoli corrisponde all'edificio inserito nel ghetto nel 1825, sotto papa Leone XII, con finanziamento dei banchieri ebrei Rothschild, i quali con ricche elargizioni avevano sostenuto lo Stato Pontificio.
Si arriva fino alla Fontana delle Tartarughe è una delle più belle di Roma. Costruita verso la fine del 1500 su progetto di Giacomo della Porta è legata ad una romantica leggenda.
Pare, infatti, che il duca Mattei volle dimostrare al padre della sua amata di essere un uomo potente, contrariamente a quanto questi ritenesse, facendo erigere la meravigliosa fontana davanti alle sue finestre nell’arco di una sola notte.
Le sculture dei quattro fanciulli che alzano le braccia per aiutare le tartarughe ad entrare nel catino superiore vengono attribuite a Taddeo Landini, mentre le tartarughe furono aggiunte nel 1658 dal Bernini.
La passeggiata nel Ghetto di Roma dura circa due ore, nel corso delle quali cercheremo di condensare in poco tempo tanta storia e tanta memoria di sofferenza e riscatto.

Appuntamento sul Ponte dei Quattro Capi, ore 10,00

Informazioni, orari e prezzi

Ore 10.00

L’ingresso è gratuito in tutti i monumenti

Visita guidata: € 6,00
A cura dello Storico dell’arte dott.ssa Sara Mancini

Dove e quando

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