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Largo di Torre Argentina, 52 - Roma (RM)
06684000311
promozione@teatrodiroma.net

Stagione 2025-2026

Presentata la nuova Stagione 2025/2026 del Teatro di Roma: tre spazi (teatro Argentina, teatro India, teatro Torlonia), tre linguaggi, infinite visioni.

Teatro Argentina: il cuore della tradizione e l'eccellenza artistica
Il progetto culturale per la stagione del Teatro Argentina si delinea come una sfaccettata esplorazione delle dinamiche umane, che intreccia tradizione e contemporaneità, attraverso un'offerta di produzioni, coproduzioni e ospitalità che rivelano una pluralità di prospettive sul teatro e sulla sua capacità di interpretare il presente.
 
La danza contemporanea internazionale: tre visioni in movimento

La stagione si apre all'insegna della danza contemporanea internazionale, in corealizzazione con il Romaeuropa Festival, attraverso le creazioni di due delle figure internazionali più telluriche della scena coreografica: l'artista belga Miet Warlop con INHALE, DELIRIUM, EXHALE (23/24 settembre), un'opera ispirata al movimento delle onde come metafora dell'imprevedibilità; segue la coreografa brasiliana Lia Rodrigues con Borda (10/11 ottobre), un'opera che fonde rituali ancestrali e ritualità urbana. In chiusura di stagione, dopo il debutto estivo al Teatro Ostia Antica Festival, un'altra partitura di corpi che sprigiona la potenza del collettivo, Antigone (28/31 maggio), del coreografo norvegese Alan Lucien Øyen, una sinfonia di danza e parole con i ballerini della sua compagnia winter guests, assieme ai danzatori del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch e Antonin Monié dell'Opera di Parigi.

Produzioni: i maestri dell'Argentina, tra capolavori, introspezione e il potere della scena
Nel cuore della Stagione il Teatro di Roma marca la sua linea artistica con grandi impegni produttivi, scegliendo capolavori della tradizione con uno sguardo rinnovato che ne esalta la potenza testuale e le sfumature umane attraverso la mano registica e il valore attoriale di artisti di grande esperienza.
 
A partire dalla nuova regia del direttore artistico Luca De Fusco che, dopo averlo affrontato nel 2018 in Russia, si confronta con l'opera eduardiana Sabato, domenica e lunedì (25 novembre/4 gennaio), in alleanza coproduttiva con lo Stabile di Torino, lo Stabile di Bolzano, il Biondo di Palermo e LAC Lugano Arte e Cultura. Con l'interpretazione di Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma, De Fusco esplora le contraddizioni del nucleo familiare svelando, attraverso una regia fedele all'originale, la profonda umanità e tenerezza dei personaggi che, nella loro apparente solarità borghese, celano un'acuta analisi dell'interno domestico e trovano nella riconciliazione un simbolo di compattezza di fronte alle difficoltà.
 
Se l'opera di Eduardo scruta i precari equilibri di un microcosmo familiare, un'altra coproduzione – in sinergia con gli Stabili del Veneto, Torino, Bolzano e Napoli – prosegue l'indagine sulla precarietà e sulla "deflagrazione" di un'intera società con Il gabbiano (7/18 gennaio) di ?echov, secondo la visione di Filippo Dini, anche interprete con Giuliana De Sio.
 
Ancora un affondo nelle ipocrisie sociali e familiari è offerto dalla coproduzione internazionale con la Schaubühne Berlin e il Festival d'Avignon, attraverso la creazione di Thomas Ostermeier, che rilegge il dramma di Henrik Ibsen, The Wild Duck (23/24 gennaio), svelando con implacabile chiarezza i fantasmi del passato borghese che infestano il presente.
 
Un'altra coproduzione sulla sete di potere, dove manipolazione e lotta per il dominio corrompono gli affetti, è quella di Riccardo III (3/15 maggio) – con il Centro Teatrale Bresciano, Teatro di Genova e Biondo di Palermo – che vede Maria Paiato, diretta da Andrea Chiodi, incarnare con straordinaria forza interpretativa la crudeltà del re usurpatore.
 
Sempre al tema della manipolazione e di come il dominio si manifesti negli affetti, si lega un altro impegno produttivo – con Genova e Marche Teatro – che guarda a un classico del teatro francese per illuminare l'ambiguo gioco tra il falso e il vero nei sentimenti: Le False Confidenze (14 aprile/3 maggio) di Pierre de Marivaux, con la regia di Arturo Cirillo ed Elena Sofia Ricci protagonista di questo moderno trattato psicoanalitico sull'innamoramento.
 
Proseguendo l'indagine sulla natura umana, Massimo Popolizio dirige Prima del temporale (5/10 maggio), un ritratto intimo di un vecchio attore interpretato da Umberto Orsini. Una riflessione introspettiva che si lega all'acclamata ripresa di Furore (17/29 marzo), il "one man show" di Popolizio, che dà voce all'ingiustizia sociale dei personaggi di Steinbeck.
 
L'osservazione delle relazioni umane si sposta nel microcosmo di un corso di teatro amatoriale in The Circle Mirror Transformation (3/14 giugno), la brillante commedia di Annie Baker, voce tra le più originali della nuova drammaturgia americana e Premio Pulitzer, una coproduzione con lo Stabile di Torino, diretta e interpretata da Valerio Binasco.

Ospitalità: sguardi sul presente e sull'animo Umano
La Stagione si addentra nell'offerta di ospitalità che, in dialogo concettuale tra diverse forme di narrazione e indagine umana, esplorano le dinamiche dalle questioni familiari più intime fino alle grandi sfide sociali e politiche.
 
Questo percorso inizia con Valentina (16/19 ottobre) di Caroline Guiela Nguyen, in corealizzazione con Romaeuropa Festival, sul potere delle parole e delle scelte comunicative nelle relazioni, portando al centro della scena una lettera in francese destinata alla madre rumena della protagonista e il tema della traduzione come metafora della mediazione culturale.
 
Il nucleo di segreti familiari e rivelazioni distruttive risuona, seppur in un contesto fiabesco e grottesco, in Re Chicchinella (28 ottobre/9 novembre) di Emma Dante, che chiude il suo omaggio all'universo di Giambattista Basile, offrendo una favola barocca con la sua miscela di comico e tragico.
 
Le disfunzioni familiari trovano un'eco più cupa e realistica in Lungo viaggio verso la notte (4/15 febbraio) di Eugene O'Neill, diretto da Gabriele Lavia, anche interprete con Federica Di Martino, dell'intimità della famiglia Tyrone, segnata da dipendenze e tormenti, che riflette le fragilità umane e l'incapacità di comunicare.
 
La riflessione sulle sfide del presente si estende alle radici dell'odio e della follia con Mein Kampf (18 febbraio/1 marzo) di Stefano Massini: a cento anni dalla sua stesura e a otto dalla sua ripubblicazione in Germania, lo spettacolo disseziona il "libro-manifesto" di Hitler, evidenziando i meccanismi dell'odio come monito per il presente.
 
Temi che, seppur in un contesto storico e sociale diverso, si ritrovano nella disillusione del sogno americano e nel fallimento personale di Willy Loman in Morte di un commesso viaggiatore (13/24 maggio) di Arthur Miller, con la regia di Carlo Sciaccaluga e l'interpretazione di Luca Lazzareschi, opera che dal debutto nel 1949, in un'America che si stava riprendendo dalle conseguenze della crisi del 1929, continua a offrire uno sguardo critico sulla società contemporanea.