Inizio di stagione con una delle opere più coinvolgenti di Luigi Pirandello

Inizia la Stagione di prosa al Teatro Flavio, sala da 146 posti situata a pochi passi dal Colosseo, a ridosso del Colle Oppio.

Quale modo migliore per cominciare se non con "L'amica delle mogli", una delle opere più coinvolgenti di Luigi Pirandello?

Dopo lo storico allestimento di Giorgio De Lullo con gli straordinari Rossella Falk e Romolo Valli, la compagnia Venturini-De Vita ripropone, a quasi 40 anni di distanza, quest'opera di Pirandello creando uno spettacolo attuale e coinvolgente.

E' il dramma della gelosia, di una gelosia pazzesca e furibonda, in cui viene scolpita una donna, Marta (a cui Federica De Vita dà grande forza e spessore), "creatura moderna e complessa, simbolo dell'ambiguità di tutti i tempi che coinvolge ed emoziona lo spettatore fino alla fine" (T. De Matteis)

Opera composta nel 1926 ed appartenente al secondo periodo creativo di Pirandello, vede al centro dell'azione una figura femminile di notevole spessore, Marta, l'amica delle mogli, donna ambigua ed enigmatica, la quale non si è mai sposata ed è diventata la preziosa consigliera delle proprie amiche, oltre che l'irraggiungibile oggetto del desiderio dei loro mariti.

Marta, sospesa tra innocenza e perversione, non sa nemmeno lei stessa dove finisca la sua disponibilità altruistica e dove cominci il desiderio di affermazione personale, realizzato attraverso l'imposizione sulle amiche dei suoi comportamenti, dei suoi gusti e delle sue scelte.

"L'Amica delle Mogli" non è solo il dramma della gelosia, di una gelosia pazzesca e furibonda, ma è anche il dramma dell'ambiguità in cui si staglia la figura di Marta (a cui Federica De Vita dà grande forza e spessore), donna moderna e complessa come il clima che le incombe intorno e di cui è l'involontaria causa, un dramma ch'ella vede ingigantire e di cui sente tutto l'orrore e la disperazione senza alcuna speranza di salvezza.

Il pensiero di Pirandello è espresso pienamente nella tragedia improvvisa dell'uomo che, essendosi sempre accontentato di lasciarsi vivere, vuole uscire dal suo "Io" per manifestarsi nella propria realtà; nella schizofrenia generata dal conflitto tra apparenza e realtà, tra individuo e mondo esterno; nell'amore che, pur essendo per l'autore sempre freddo e distaccato anche se accompagnato dal sospetto e dalla gelosia, sfocia in dramma.

La regia di Franco Venturini punta a coinvolgere  lo spettatore in questo gioco ambiguo fino alla fine, caratterizzando i personaggi e muovendoli con precisione assoluta. La figura di Marta risente probabilmente della passione che Pirandello nutriva per l'attrice Marta Abba, per la quale scrisse la commedia e che la ebbe come prima interprete.


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